L’autunno come richiamo a non ostacolare il nostro personale processo di decomposizione psichica

L’autunno come richiamo a non ostacolare il nostro personale processo di decomposizione psichica

L’autunno come richiamo a non ostacolare il nostro personale processo di decomposizione psichica

Ogni anno, arrivato il momento del riposo vegetativo, le piante caducifoglie si liberano della loro chioma che, caduta a terra, si trasforma in fertile humus insegnandoci che ogni fine è un nuovo inizio.

autunno e processo decomposizione psichica

In Autunno, lo sappiamo, le piante caducifoglie si spogliano. Si tratta di un processo indispensabile per permettere alla pianta di sopravvivere al freddo invernale. Non farlo, infatti, significherebbe perdere nutrimento e appesantirsi per l’acqua e la neve trattenute dalle foglie.

Gradualmente, quindi, le foglie cadute a terra subiscono un processo di decomposizione da parte dei microorganismi del terreno che permette loro di diventare fertile humus, per radicare nel terreno nuova vita, e di rimettere in circolo nell’atmosfera il carbonio che durante la stagione vegetativa hanno assorbito sotto forma di anidride carbonica (tieni presente che tutte le forme di vita qui sulla Terra sono formate da molecole la cui struttura portante è sempre costituita da atomi di carbonio).

Attraverso la decomposizione fogliare l’Autunno ci invita a ricordare che il disfacimento di qualcosa è veicolo di crescita di qualcos’altro. Ed è così anche nella nostra vita. La fine non è quasi mai fine assoluta, ma piuttosto primo passo di un nuovo viaggio. La fine di un impiego o di una relazione sentimentale, ad esempio, non significa fine totale nella nostra vita di lavoro o di amore. La conclusione di un lavoro, magari, sarà il la ad un lavoro più appagante, la fine di una relazione sentimentale sarà il la verso l’incontro con l’anima gemella.

Per una foglia, certo, è probabile che sia più semplice concedere il passo al processo di decomposizione. Per noi, invece, talvolta può essere difficile o doloroso anche perché, senza rendercene conto, spesso associamo a quel qualcosa che ha bisogno di disgregarsi nella nostra vita parti della nostra identità. Abbiamo quindi l’impressione che, per restare nell’esempio, senza quel preciso lavoro o relazione non saremo più noi, non funzioneremo più bene, ci mancherà un pezzo vitale.

Di conseguenza ci preoccupiamo di cosa diventeremo dopo la decomposizione di quel qualcosa che, fino a quel momento, ci ha in qualche modo definito. E allora ci dibattiamo, lottiamo e, al posto di focalizzarci sulla positiva trasformazione a cui possiamo andare incontro, poniamo la nostra attenzione sulla sofferenza che il processo ci creerà.

Ora, innanzitutto è bene avere chiaro che non è qualcosa o qualcuno che ti definisce, per quanto importante per te possa essere, perché possiedi un valore intrinseco che va oltre a cosa c’è o non c’è nella tua vita.

Ma, ancora più importante, è che nella nostra vita la decomposizione non deve essere per forza qualcosa di eclatante come, ad esempio, mollare tutto e trasferirsi dall’altra parte del mondo. Può trattarsi anche di piccoli cambiamenti rispetto il proprio modo di essere, di pensare, di agire.

Infatti, così come il livello di decomposizione che subisce una foglia può variare in base ad una serie di fattori come clima, terreno, microbi, allo stesso modo anche ciò che ha bisogno di “svanire” dalla tua vita può farlo a gradi differenti.

Intendo dire che in alcuni casi è necessaria una decomposizione totale, come quando ad esempio capiamo che dobbiamo chiudere definitivamente con una persona che ci sta intossicando l’esistenza, in altri casi invece si tratta piuttosto di decomposizioni parziali come quando, per fare un altro esempio, capiamo che nel nostro lavoro dobbiamo modificare un certo atteggiamento.

Prova a pensare, ad esempio, di permettere la decomposizione di un modo disfunzionale di pensare al tuo impiego. Magari svolgi un lavoro manuale e, erroneamente, lo hai sempre svalutato rispetto ai lavori intellettuali. Questo può averti fatto provare un senso di disagio e di inferiorità. Ad un certo punto, però, proprio permettendo la decomposizione di questa credenza, puoi renderti conto che quello che fai è importante ed utile (quando ti si rompe un tubo chiami l’idraulico o il direttore della tua Banca?) e questo, inevitabilmente, influenzerà positivamente il rapporto che hai con te stesso e con gli altri.

L’Autunno, quindi, ti esorta a fare come le foglie che, senza opporre resistenza, permettono il disfacimento di se stesse per trasformarsi in materia utile alla vita.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

So che l’idea di “decomposizione” associata a se stessi e alla propria vita può sembrare un po’ macabra, ma qui sto facendo naturalmente un ragionamento puramente simbolico. Inizia la tua riflessione dall’immagine delle foglie che, con assoluta grazia, si staccano dalla pianta, cadono sul terreno e, gradualmente, iniziano a disfarsi. Poi chiediti:

  • A cosa devo permettere di decomporsi nella mia vita?
  • Si tratta di una decomposizione assoluta o parziale?
  • Se parziale, quale parte esattamente deve decomporsi?
  • Da dove inizio sul piano pratico per facilitare la decomposizione?
  • Questa decomposizione farà spazio a quale nuova crescita?
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