L’importanza della biofilia nel mantenere attivo il nostro legame con l’ambiente naturale

L’importanza della biofilia nel mantenere attivo il nostro legame con l’ambiente naturale

L’importanza della biofilia nel mantenere attivo il nostro legame con l’ambiente naturale

In ognuno di noi esiste un bisogno innato di entrare in diretto contatto con la Natura che, anche se sopito, può riprendere vigore ed aiutarci ad evolvere nel rispetto di ogni forma di vita.

L’importanza della biofilia nel mantenere attivo il nostro legame con l’ambiente naturale

Il termine biofilia, fatto conoscere al grande pubblico nel 1984 dal sociobiologo statunitense Edward Wilson, ma originariamente presentato dallo psicoanalista tedesco Erich Fromm negli anni settanta, indica l’innato, ereditario ed inconscio bisogno dell’uomo di cercare il legame con la Natura, di concentrare la propria attenzione sulle forme viventi (e su tutto ciò che le ricorda) e, in alcune circostanze, di affiliarvisi emotivamente.

Secondo l’ipotesi di Wilson, questa propensione è una diretta conseguenza del nostro processo evolutivo. Il tipo di ambiente all’interno del quale ci siamo evoluti infatti, propriamente definito “ambiente di adattamento evolutivo”, è sempre stato caratterizzato dalla presenza di piante, animali, paesaggi ed elementi naturali che quindi, oltre a fornire le risorse per la nostra sopravvivenza (cibo, riparo, indumenti…), hanno rappresentato la matrice di base all’interno della quale il nostro organismo, dal punto di vista sia fisico che psicologico, si è profondamente radicato.

“Insita nella natura umana c’è un amore per la natura e un senso di connessione con l’ambiente, un bisogno della vicinanza di altri esseri viventi che ha le sue radici nel nostro patrimonio genetico. I nostri antenati hanno vissuto per milioni di anni mantenendo uno stretto contatto con la natura che li circondava, e rispettandone i ritmi; non è pensabile che poche migliaia di anni in termini evolutivi, un periodo di tempo brevissimo siano bastati a fare piazza pulita di un’esperienza tanto radicata”.
EDWARD WILSON – sociobiologo statunitense

Noi ci siamo evoluti in simbiosi con la Natura e questo, di conseguenza, significa che per condurre un’esistenza realmente sana e completa, non possiamo vivere separati dai suoi ambienti. Ecco perché ripristinare questo legame è un compito di vitale importanza che non può assolutamente attendere.

Sono molti gli studi che hanno portato prove a sostegno dell’Ipotesi della Biofilia come, ad esempio, la dimostrazione di un innalzamento del nostro stato di benessere in seguito all’esposizione ad ambienti ed elementi naturali. I benefici che si possono tratte sono molteplici e toccano più livelli:

  • Fisico. Ci sentiamo più energici, più rilassati, con un maggiore senso di consapevolezza ed equilibrio corporei.
  • Psicologico. Ci sentiamo più tranquilli, più riflessivi, meno depressi, meno alienati, più equilibrati emotivamente, più aperti mentalmente, più lucidi, più contenti, più propensi allo svago e al piacere per le piccole cose della vita.
  • Sociale. Ci sentiamo più fiduciosi nella vita e in noi stessi, meno aggressivi, maggiormente connessi agli altri e più in sintonia con l’ambiente che ci circonda.

È inevitabile, ovviamente, che tutto questo si riflette poi in un aumento della qualità della nostra vita perché ci porta maggiore centratura, realizzazione e senso di pace con noi stessi e gli altri. In questo modo si risveglia in noi non solo un senso di appartenenza e di relazione con il mondo intero, ma anche un senso di stupore e di meraviglia per tutto ciò che è connesso al mondo naturale.

Soprattutto quando non ci sentiamo bene, noi cerchiamo di continuo il contatto con la Natura e questo perché, ieri come oggi, essa ha sempre rappresentato una fonte straordinaria di salute e di guarigione. Pensiamo alla calma che deriva dall’osservare un bel tramonto, al rinvigorimento che proviamo dal venire bagnati da una pioggerellina primaverile, al senso di tranquillità da cui veniamo pervasi nel passeggiare in silenzio in mezzo ad un bosco. Per secoli, nella ricerca di un maggiore benessere psicofisico, le persone hanno costantemente cercato dei “santuari naturali” in cui immergersi e trovare ristoro.

Non è un caso che nelle popolazioni indigene e nelle antiche culture, Natura, Guarigione e Spiritualità hanno sempre rappresentato tre concetti inseparabili. Ogni evento del mondo naturale era concepito come un messaggio e una rappresentazione dei processi interiori delle persone che, come se poste di fronte ad uno specchio, venivano informate sull’evoluzione dei propri processi di guarigione. Secondo questa visione, quindi, l’esperienza umana non era un fatto che avveniva in Natura ma era invece riconosciuta come Natura stessa. La Natura era pertanto onorata come una forza onnipresente nella vita dell’uomo che, oltre ad indicazioni sul mondo interiore, forniva tutto ciò che serviva per sopravvivere: riparo, cibo, vestiario, acqua ecc.

 “Essere nella natura ci incoraggia a vedere noi stessi come parte dell’unità di tutta la Vita e vivere in modi sostenibili che si prendono cura della Terra, la nostra casa, e del benessere di tutta la creazione. I nostri antenati hanno fatto affidamento sui ritmi e sui cicli della natura per sopravvivere. Il cambiamento delle stagioni, il meteo, le colture alimentari, l’osservazione degli animali, hanno fornito loro indicazioni sui cambiamenti che si sarebbero verificati. Hanno usato i cicli della natura per migliorare e arricchire le loro vite. Per sentirci connessi all’unità oggi, dobbiamo sentire il ritmo della natura. Dobbiamo sentirci in armonia con la vita e il mondo che ci circonda. La natura non ha etichette, nessun giudizio. Approfitta della sua accettazione e del suo amore incondizionati!”.
DOLORES J. GOZZI – operatrice olistica americana

Per quanto spesso inascoltato, il nostro corpo sa come guarire se stesso e, se ammettiamo che la malattia descrive fondamentalmente una perdita di equilibrio e di armonia, non è difficile capire perché in momenti di difficoltà molti di noi abbiano la tendenza a cercare un contatto con il mondo naturale: esso, infatti, rappresenta una guida potente al ripristino della propria stabilità. Per quanto ad alcuni questo concetto possa sembrare un po’ banale, proviamo a riflettere su alcuni quesiti:

  • Perché ci piace stare in mezzo alla Natura?
  • Perché accarezzare un animale ci mette di buon umore?
  • Perché il contatto con il mondo naturale sana i nostri disagi?
  • Perché scegliamo di passare le nostre vacanze principalmente in luoghi naturalistici?
  • Perché ci piace andare a visitare parchi, giardini botanici, zoo, fattorie?
  • Perché scegliamo di andare a vivere in case immerse nel verde?
  • Perché amiamo prenderci cura di orti e giardini?
  • Perché ci affascina tanto capire come funzionano i meccanismi della Natura?
  • Perché siamo disposti a fare lunghi e costosi viaggi per ammirare paesaggi incontaminati?
  • Perché ci piace appendere alle pareti dei nostri ambienti di vita immagini di scene naturali?
  • Perché ci piace fotografare e dipingere soggetti naturali?
  • Perché ascoltare musica che riproduce i suoni della Natura ci rilassa?

La chiave per rispondere a queste domande, e quindi per svelare il perché del nostro amore e della nostra attrazione per la Natura, si trova proprio nel concetto di biofilia. Dal contatto con la Natura, infatti, l’essere umano trae non solo sensazioni e stimoli positivi, ma riceve, anche se inconsapevolmente, un nutrimento di ottima qualità per il proprio sistema neurologico fortemente stressato dalle metropoli caotiche e inquinate a cui siamo abituati.

Wilson sostiene che noi abbiamo bisogno del contatto con la Natura tanto quanto abbiamo bisogno di nutrienti e di ossigeno. Qualche pianta qua e là, quindi, non è sufficiente al nostro istinto biofilico che, invece, richiede una connessione più forte ed intensa con la vita dei soggetti naturali. Dobbiamo capire che il nostro bisogno di relazionarci alla Natura non è legato soltanto al bisogno di esplorare materialmente l’ambiente o a semplici preferenze estetiche ma riguarda, invece, un legame connaturato nel nostro modo di essere che ha, pertanto, una natura biologica.

Anche se magari da un punto di vista razionale non riusciamo a spiegarci il perché, intuitivamente sappiamo che la Natura rappresenta una parte significativa e piacevole della nostra vita ed è proprio per questo che ricerchiamo continuamente una connessione con il resto della vita. In noi risuona qualcosa quando ci troviamo a contatto con la Natura. Riecheggia una voce antica, un richiamo che ci riporta alla nostra più autentica essenza, quella che è sempre stata a stretto contatto con piante, animali, paesaggi, corsi d’acqua, massi rocciosi.

Questo significa che il contatto con l’ambiente naturale e tutti i suoi soggetti non va inteso semplicemente come un lusso da concedersi ogni tanto, ma come una vitale necessità per il nostro benessere che influenza fortemente il nostro sviluppo cognitivo, emotivo e spirituale.

“Le rocce, i minerali, l’acqua, l’aria, il suolo e i suoi invisibili abitanti, i funghi, le piante, gli animali: ogni creatura, vivente o meno, può parlarci, può contribuire a farci sentire a nostro agio nella casa comune, la Terra abitata. Tutti figli di Gea o Gaia, figli di una lunghissima e ininterrotta storia evolutiva. Sentiamo di appartenere non solo al genere umano, ma alla biosfera stessa, e possiamo empatizzare profondamente con la sacralità di ogni forma vivente (Goodenough 1998). Poco a poco ritroviamo il nostro sé ecologico che è parte del nostro sé più profondo (Naess 1976). Non abbiamo più bisogno di sollecitare oltremodo la nostra intelligenza linguistico-verbale o logico-matematica con discorsi sull’educazione ambientale o diagrammi sull’effetto serra perché è il locus naturae che educa la nostra intelligenza naturalistica (Hill 2000). E sarà la nostra intelligenza naturalistica a sollecitare le altre nostre manifestazioni di intelligenza nelle loro tonalità di volta in volta più cognitive o più affettive (Goleman 2009) a prendere coscienza delle nostre responsabilità nei confronti di noi stessi e di tutte le creature, responsabilità che ci derivano dall’essere la specie che conosce le altre specie (Volk 1998)”.
GIUSEPPE BARBIERO – biologo italiano

Il problema è che pur essendoci evoluti a partire dal mondo naturale, lasciate alle spalle caverne e savane,  siamo passati ad ambienti asettici ed artificiali in cui la Natura non trova posto. I diversi ambienti costruiti dall’uomo – case, uffici, scuole, ospedali ecc. – hanno subito nel tempo un processo di “denaturalizzazione” e sempre più ricerche negli ultimi anni hanno fatto emergere l’evidenza del fatto che questa dissociazione forzata tra l’uomo e la Natura negli ambienti di vita ha portato ad un peggioramento delle prestazioni e del benessere umani (anche per questo ha preso piede in architettura il design biofilico che recupera un approccio naturalistico nella progettazione e nella realizzazione degli spazi umani).

È chiaro che aver seguito impostazioni sociali e stili di vita in netto contrasto con la nostra storia evolutiva, ha inevitabilmente portato a degli effetti negativi sulla nostra dimensione psicologica. Le società occidentali di oggi sono notevolmente cambiate rispetto agli habitat in cui l’uomo si è evoluto e, attualmente, stiamo testimoniando un ritmo di cambiamento industriale che non ha precedenti nella storia della specie umana. Il nostro stile di vita moderno, quindi, si è allontanato troppo da quello a cui ci siamo adattati nel quale la Natura giocava un ruolo centrale.

Rispetto ai nostri antenati, insomma, non solo abbiamo apportato immense modifiche allo stile di vita, ma continuiamo a progredire senza sosta partendo dal presupposto che sia illimitata la nostra capacità di adattarci all’ambiente, non importa quanto lontano sia da quello in cui ci siamo evoluti.

Nel corso degli ultimi cinquanta anni abbiamo modificato gli ecosistemi naturali più rapidamente e più estesamente che in qualsiasi altro periodo della storia umana. Questa trasformazione del pianeta, se da un lato ha portato ad un netto guadagno in termini di sviluppo economico e di benessere materiale, dall’altro lato ha fortemente danneggiato ecosistemi indispensabili alla nostra sopravvivenza (pensiamo a quelli importanti per la regolazione della qualità dell’aria o dell’acqua) così come aree geografiche (pensiamo alla distruzione delle grandi foreste) e popolazioni “meno moderne” (pensiamo ai danni che abbiamo inflitto alle popolazioni indigene).

Tutto questo, deve esserci molto chiaro, oltre alla perdita potenziale di molte risorse (colture, rimedi medici, sostituti del petrolio, fibre tessili ecc.), ci costerà molto in termini di perdita di benessere psicologico umano.

“La sfida che abbiamo davanti é di dimensioni colossali e la grande crisi non é ecologica, é politica! L’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo… e la vita! Perché non veniamo alla luce per svilupparci solamente, così, in generale. Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita é corta e se ne va via rapidamente. E nessun bene vale come la vita, questo é elementare. […] Non si tratta di immaginarci il ritorno all’epoca dell’uomo delle caverne, né di erigere un monumento all’arretratezza. Però non possiamo continuare, indefinitamente, ad essere governati dal mercato, ma dobbiamo cominciare a governare il mercato. Per questo dico, nella mia umile maniera di pensare, che il problema che abbiamo davanti é di carattere politico. I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca o finanche gli Aymara – dicevano: “povero non é colui che tiene poco, ma colui che necessita tanto e desidera ancora di più e più”. […] dobbiamo capire che la crisi dell’acqua e dell’aggressione all’ambiente non é la causa. La causa é il modello di civilizzazione che abbiamo creato. E quello che dobbiamo cambiare é la nostra forma di vivere! […] lo sviluppo non può essere contrario alla felicità. Deve essere a favore della felicità umana; dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, dell’attenzione ai figli, dell’avere amici, dell’avere il giusto, l’elementare. Precisamente. Perché é questo il tesoro più importante che abbiamo: la felicità!”.
JOSÈ MUJICA – politico uruguaiano

È di vitale importanza capire non solo che promuovere la salvaguardia ambientale significa promuovere la nostra stessa salute e quella delle generazioni future, ma che la nostra più autentica umanità, con le sue molteplici sfaccettature, è profondamente condizionata dalla qualità delle nostre connessioni con il mondo naturale e, proprio per questo, dovremmo essere molto preoccupati per quello che potrebbe accadere alla nostra psiche se una parte così profonda della nostra esperienza evolutiva venisse pesantemente danneggiata o addirittura eliminata.

La disconnessione dalla Natura comunque, secondo l’Ipotesi della Biofilia, non fa scomparire il nostro istinto biofilico che, di generazione in generazione, continua a persistere anche se atrofizzato e adattato ad ambienti artificiali in cui la tecnologia ha catapultato l’umanità. Ma, proprio come avviene con i muscoli, anche la nostra innata propensione al contatto con il mondo naturale può tornare a funzionare a pieno regime se riconosciuta e allenata con costanza. Che lo si voglia oppure no, anche se ignorata, questa propensione continuerà ad essere presente dentro di noi e a scandire il nostro bisogno di verde.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Fermati un attimo a riflettere sul concetto di biofilia e su come il tuo rapporto con il mondo naturale sia di vitale importanza non solo per la tua sopravvivenza, ma anche per il tuo benessere psicofisico.

  • Che legame sento nei confronti della Natura?
  • In quali momenti ne cerco, in particolare, la vicinanza?
  • Se all’improvviso gli ambienti naturali scomparissero dalla mia vita, cosa proverei?
  • Come mi sembra il mio istinto biofilico: atrofizzato o ben funzionante?
  • Se atrofizzato, cosa posso fare per rimetterlo in funzione?

NOTA BIGLIOGRAFICA

  • Biofilia: nuova frontiera e antica tecnica a servizio dell’architettura da Bioarchitettura n° 57-58 (www.bioarchitettura-rivista.it)
  • La Natura come sostegno: progettare giardini terapeutici di Francesca Neonato (www.fondazioneminoprio.it)
  • Biofilia, architettura per la mente di Nikos A. Salìngaros e Kenneth G. Masden II (www.math.utsa.edu)
  • Biofilia: un approccio evolutivo alla promozione della salute negli ospedali e negli ambienti di lavoro di Paolo Zucca e Corrado Abatangelo (www.saluteanimalets.it)
  • Storie ecologiche per svelare la “biofilia” nei bambini di Rosalba Miceli (www.lastampa.it)
  • Un’istintiva attrazione dell’essere umano per la natura (www.biomaurbano.it)
  • Biofilia: l’istintiva attrazione dell’essere umano per la natura (www.soloecologia.it)
  • Biofilia e Gaia: due ipotesi per un’ecologia affettiva di Giuseppe Barbiero (www.univda.it)
  • The Biophilia Hypothesis & Ecopsychology di Stuart Taylor (www.seishindo.org)
  • The Biophilia Hypothesis and life in the 21st century: increasing mental health or increasing pathology? di Eleonora Gullone (www.thebegavalley.org.au)
  • The Wisdom of Biophilia Nature in Healing Environments di Barbara J. Huelat (www.aahid.org)
  • Becoming one with nature di Dolores J. Gozzi (http://naturescycles.com)
L’importanza della biofilia nel mantenere attivo il nostro legame con l’ambiente naturale ultima modifica: 2019-09-16T08:55:05+02:00 da pameladalisa