Recuperare il sapere delle culture indigene per arricchire di sensibilità naturalistica la nostra modernità

Recuperare il sapere delle culture indigene per arricchire di sensibilità naturalistica la nostra modernità

Recuperare il sapere delle culture indigene per arricchire di sensibilità naturalistica la nostra modernità

Dalle popolazioni indigene ancora presenti nel mondo possiamo recuperare utili spunti di riflessione per rivalutare con maggiore saggezza il nostro rapporto con il mondo naturale.

Recuperare il sapere delle culture indigene per arricchire di sensibilità naturalistica la nostra modernità

Pur essendo una disciplina molto pratica che enfatizza l’acquisizione di nuove conoscenze e di nuove consapevolezze attraverso la sperimentazione personale diretta, l’Ecopsicologia possiede una forte componente antropologica volta, soprattutto, alla riscoperta e allo studio di tutte quelle tradizioni culturali, sia antiche che moderne, in cui risulta primario un positivo rapporto con la Natura.

Nell’esplorare come entrare in più profonda connessione con il mondo naturale, infatti, le culture indigene, fortemente legate alla terra e con un immaginario folcloristico ricco di miti che narrano di un profondo rapporto tra l’essere umano e la Natura, possono insegnarci molto e mostrarci la via per recuperare un atteggiamento più sostenibile e più rispettoso verso il pianeta che ci ospita. Non a caso, alla base di queste culture, troviamo valori quali il rispetto per ogni forma di vita, l’armonia con i cicli naturali, la gratitudine per i doni della terra, l’atteggiamento equilibrato e, soprattutto, la reciprocità, ossia il non prendere nulla senza dare qualcosa in cambio.

Partendo dallo studio comparato di culture passate e presenti, quindi, l’Ecopsicologia cerca di mettere in luce i parallelismi tra la qualità della relazione con la Natura e i valori sociali messi in atto dalle genti autoctone. In modo particolare, quello che interessa è capire come in queste popolazioni l’identità personale sia talmente intrecciata con l’ambiente, tanto da portare gli individui a sentirsi devastati dalla perdita dei propri luoghi sacri, proprio come se avessero perso una parte di se stessi.

 “Perdere il collegamento con l’origine della vita equivale a tagliare i ponti con la nostra stessa umanità; per ritrovare le nostre radici occorre allora reintegrare il passato, parte del nostro cammino senza rinunciare per questo alle nostre più recenti acquisizioni; in questa ottica si può comprendere quanto sia importante oggi conoscere e studiare le culture native ancora presenti sul nostro pianeta, etnie che possono essere ancora nello stadio pre-personale (quello in cui l’uomo è capace solo di una conoscenza sensoriale della realtà) e proprio per questo avere quella coscienza della connessione con il tutto che noi, seppure più evoluti, abbiamo perso”.
DONATELLA CARCASSOLI – counselor italiana
(dal documento, inviatomi dall’autrice, Dal giardino ideale al giardino realizzato)

Nonostante noi “moderni” tendiamo a considerare gli indigeni come dei selvaggi retrogradi, in realtà, il nostro continuo abusare della Terra, oltre a rivelare la nostra mancanza di comprensione della Rete della Vita, mostra quanto sottovalutata sia l’importanza di quello che il pensiero indigeno abbia da offrirci. È proprio in questo pensiero, infatti, che ritroviamo la consapevolezza essenziale di essere uno con tutto ciò che vive, indissolubilmente correlati con il pianeta e i suoi abitanti. “Noi non possediamo la Terra, noi le apparteniamo. – scrive la produttrice ed attivista statunitense Leslie Baer-Brown nel libro I Custodi della Terra (Ed. Amrita) – La chiamiamo Madre Terra proprio perché comprende tutto ciò che ci vuole per prendersi cura di noi”.

Invece di considerare la Natura a disposizione e a vantaggio degli esseri umani, il pensiero indigeno vede l’uomo come guardiano che custodisce e nutre la Terra come il più amato dei giardini, lo condivide e lo passa alla generazione che segue beneficiando, in cambio, della sua bellezza e dei suoi doni.

Per le culture autoctone di tutto il mondo la Natura è sacra. Le rocce, le piante, i corsi d’acqua, il vento, le stelle, gli animali, tutti hanno una loro personalità spirituale e sono vivi. Quindi, la visione che queste popolazioni hanno della Natura è quella di uno scrigno pieno di saggezza, proprio come noi consideriamo una biblioteca oppure l’incontro con un Saggio. Ma per diventare “Custodi della Terra” dobbiamo, innanzitutto, modificare la visione che abbiamo della Terra stessa perché solo da un pensiero appropriato potrà derivare un’azione altrettanto appropriata.

 “I Custodi della Terra insegnano che tutto il creato, dalla Terra agli esseri umani, dalle balene alle pietre e perfino alle stelle, è fatto di vibrazione e di luce. Niente di ciò che percepiamo in quanto oggetto materiale e reale esiste, se non sotto forma di sogno che noi stessi proiettiamo sul mondo. Quel sogno rappresenta una storia e noi crediamo che sia vera… sebbene non lo sia. Le pratiche e i saperi dei Custodi della Terra ci insegnano a riscrivere le storie della nostra vita, a fare ciò che gli sciamani chiamano ‘porre in essere il mondo attraverso il sogno’”.
ALBERTO VILLOLDO – psicologo cubano

(dal libro Le quattro rivelazioni, Ed. Macro)

 Ecco perché, nella sua esplorazione del legame che ci unisce all’ambiente naturale, l’Ecopsicologia si è inevitabilmente interessata a tutte le culture che hanno saputo abbracciare la Natura in modo totale ed empatico dimostrando quanto questo risulti fondamentale per l’instaurarsi, nell’uomo, di una vita sana ed equilibrata. Guardare al sapere antico, perciò, diventa sia una preziosa fonte da cui attingere per riportare alla luce utili strumenti di crescita e di autoconoscenza, naturalmente riproposti in chiave moderna, sia un rispettoso riconoscimento di culture diverse dalla nostra, spesso considerata erroneamente “superiore”, che rivelano una saggezza e un accostarsi alla vita e all’ambiente di inestimabile valore.

Sia chiaro, però, che entrare in connessione con la Natura e con tutti gli esseri che la popolano non significa affatto dover possedere, o dover sviluppare, particolari doti o poteri psichici. È sufficiente avere in casa una pianta, oppure un animale, e iniziare a considerarli come esseri senzienti capaci, ovviamente a proprio modo, di comunicare, collaborare, condividere e stabilire una relazione di amicizia. Riconoscendo la reciprocità di questo scambio abbiamo la possibilità di ricollegarci alla parte più autentica di noi stessi e di sperimentare con mano l’interconnessione tra tutto ciò che esiste sul pianeta.

Il senso di interconnessione, infatti, non deve restare un semplice concetto astratto ma può, e anzi deve, essere vissuto sulla propria pelle giorno dopo giorno. Ognuno di noi, quindi, può entrare in relazione con un soggetto diverso dalla propria specie. È un tipo di conoscenza che le popolazioni indigene di tutto il mondo hanno sempre avuto e coltivano con grande dedizione. Noi abbiamo solo perso, temporaneamente, l’accesso a questo senso che, proprio come un muscolo poco usato, si è con il tempo atrofizzato. Ma adesso è giunto il momento di rimetterlo in funzione fidandoci del nostro intuito e della nostra immaginazione. È sufficiente avvicinarci al mondo naturale con empatia e apertura di mente, e soprattutto di cuore, e il resto verrà da sé. In questo modo, partecipando coscientemente al mistero della Vita, le possibilità di crescita e di guarigione a cui si può andare incontro sono praticamente infinite.

“Ci sono molte persone che nel mondo credono che solo gli esseri umani siano intelligenti e abbiano consapevolezza. Queste persone vivono in una dimensione e frequenza in cui la natura è composta da cose che non hanno spirito e che non hanno bisogno di essere trattate con onore e rispetto. La natura esiste solamente. Ci sono quelli come noi che credono che ogni cosa che esiste sia viva e abbia uno spirito e sia connessa con la rete della vita. In questo modo possiamo effettivamente sentire la forza vitale della natura e sentirci connessi con la natura. Poi ci sono delle persone che vivono con la coscienza che non solo la natura sia viva ed abbia spirito ma che la natura stia comunicando con noi, osservandoci, guardandoci ed interagendo con noi. Con questa comprensione si entra in un’altra realtà della vita. Possiamo anche entrare in una nuova dimensione quando riconosciamo il divino nella natura e la natura riconosce il divino in noi. Questa è una piacevole dimensione in cui entrare. Questi sono esempi di infinite percezioni che possiamo tutti avere riguardo la vita. Per ogni consapevolezza con cui potete accedere per vivere a diversi livelli di coscienza, create diverse realtà nel nostro mondo”.
SANDRA INGERMAN – psicologa statunitense

(dall’articolo Notizie di trasmutazione aprile 2012, www.studisciamanici.it)

È sottinteso, tuttavia, che finché partiamo dal presupposto che comunicare con un albero, una pietra o un animale sia insensato, sciocco, impossibile o da “pazzi”, nulla potrà realmente succedere. Ma questo è esattamente quello che avviene anche nella comunicazione interpersonale tra gli umani. Se, infatti, mi avvicino ad un mio simile pieno di pregiudizi e di preconcetti, anche se non del tutto coscientemente, il mio interlocutore percepirà la mia chiusura e, di conseguenza, non sarà disposto né ad entrare in comunicazione profonda con me né, tantomeno, a mostrarmi la sua parte più intima. Non è diverso per una pianta o un animale che, vivi proprio come me, a livello energetico percepiranno il mio atteggiamento prevenuto e non saranno pertanto disponibili ad alcun contatto.

Ovviamente, dato che tra tutti gli esseri viventi presenti sulla Terra siamo quelli con le potenzialità maggiori – il che, sia chiaro, non significa che siamo più importanti ma soltanto che, oggettivamente, siamo quelli dotati di capacità non presenti nelle altre forme di vita (ed è proprio per questo che abbiamo più responsabilità!) – spetta a noi adattarci alle modalità comunicative degli interlocutori naturali. Non possiamo pretendere, quindi, che un albero ci “parli” attraverso un linguaggio verbale visto che non è munito di un apparato fonatorio. Ma questo non significa che non abbia un suo canale di comunicazione e spetta a noi trovarlo e usarlo per stabilire un dialogo.

Lo stesso discorso vale quando, ad esempio, un adulto si rapporta ad un bambino. Consapevole di trovarsi di fronte ad un essere umano ancora in formazione e privo, pertanto, delle sue stesse capacità di linguaggio e di ragionamento, un adulto non si sognerebbe mai di pretendere che il bambino comunichi e dialoghi secondo la sua stessa modalità linguistica ma, invece, si adatterebbe al suo livello usando uno stile comunicativo comprensibile anche al suo piccolo interlocutore. Fondamentalmente, il principio è lo stesso da mettere in atto con i soggetti non umani.

Sia chiara, però, una cosa. A me non piace mettere sul piedistallo nessuno perché, lo sappiamo, nessuno è perfetto. E questo, secondo me, deve valere anche per i popoli indigeni che, quindi, non devono essere eretti a modello di perfezione assoluta, tipo “loro fanno tutto giusto e noi tutto sbagliato”. In alcune comunità indigene esistono pratiche che per noi oggi sono oggettivamente inaccettabili come, ad esempio, mettere in quarantena una donna quando ha le mestruazioni perché il suo sangue viene considerato “impuro”, sottoporre un bambino a riti di passaggio all’età adulta che implicano acuto dolore fisico o punire con la morte chi è omosessuale. Parlare di recupero del sapere indigeno, quindi, non vuole significare prendere a modello tutto quello che queste popolazioni fanno ma, piuttosto, fondere il meglio della loro cultura con il meglio della nostra cultura al fine di dare forma ad un sapere di vita che renda più rispettosa la nostra presenza sulla Terra.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Una cultura e le sue tradizioni può probabilmente essere compresa davvero quando vissuta dal di dentro ma, dato che la vedo difficile che ognuno di noi possa passare del tempo a diretto contatto con un’autentica popolazione indigena, direi che un primo ottimo passo è quello di approfondirne le tradizioni e l’approccio alla vita. Sul tema trovi diversi libri come ad esempio:

Recuperare il sapere delle culture indigene per arricchire di sensibilità naturalistica la nostra modernità ultima modifica: 2019-11-04T09:06:42+01:00 da pameladalisa