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Esercizio psicogreen: il meteo psicologico

Usa le condizioni meteorologiche come strumento di analisi delle tue emozioni.

Foglie bagnate dalla pioggia

LUOGO DI ESECUZIONE: qualsiasi (purché sia tranquillo)
MATERIALE NECESSARIO: carta e penna

Le tue emozioni sono come i fenomeni atmosferici

Ti svegli la mattina, apri la finestra e un Sole splendente ti accoglie e ti scalda. Passa qualche ora e dal cielo, oscurato da grossi nuvoloni grigi, cominciano a cadere enormi gocce di pioggia. Passata qualche altra oretta, ecco che il Sole mostra di nuovo i suoi raggi. Il tempo meteorologico è così: mutevole e passeggero.

Io uso la metafora meteorologica per invitare le donne con cui lavoro ad accostarsi alle proprie emozioni perché, proprio come i diversi fenomeni atmosferici, anch’esse sono inevitabili, transitorie, in  continua trasformazione e, talvolta, inaspettate.

Prima buie, poi luminose, prima violente e intense, poi calme e tranquille, cercare di resistere alle esperienze emotive è come cercare di controllare il tempo: il massimo della futilità e della frustrazione.

Le emozioni non sono né positive né negative, né giuste né sbagliate, sono semplicemente energia in movimento. Un’emozione che sperimenti può piacerti oppure no, ma in ogni caso è una messaggera che ti veicola utili informazioni su te stessa e la tua vita.

L’unico vero modo per processare correttamente le emozioni è sentirle nel corpo e, per farlo, puoi partire dal chiederti:

  • Cosa sto provando, emotivamente, in questo momento?
  • Quali sensazioni suscita questa emozione nel mio corpo?
  • Esattamente, in quali punti del corpo sono localizzate queste sensazioni?
  • Come descriverei le qualità di queste sensazioni? (usa termini “sensoriali”: questa sensazione ha questo colore, ha questa forma, ha questa consistenza, ha questa temperatura, fa questo suono…)
  • Andando più in profondità, cos’altro percepisco, di più sottile, al di sotto di queste sensazioni?

Una volta “sentita” l’emozione, operazione che richiede pochi minuti, fai qualcosa che ti piace e ti rilassa e, poi, riprendi le tue faccende. Anche se non sei riuscita a dare un nome alla tua emozione (paura, tristezza, rabbia…), non preoccuparti. Quello che conta è che tu le abbia dato la possibilità di farsi sentire.

Nella metafora meteorologica uso queste associazioni condizione meteo/famiglia emotiva (all’interno di ogni famiglia si possono, poi, riconoscere diversi stati emotivi):

  • SOLE – Gioia
  • ARCOBALENO – Amore
  • NUVOLO – Vergogna
  • NEBBIA – Confusione
  • PIOGGIA – Tristezza
  • TEMPORALE – Rabbia
  • VENTO – Sorpresa
  • TEMPESTA – Paura
  • NEVE – Aspettativa
  • SMOG – Disgusto

Nell’esercizio che ti propongo qui, ti invito a fare un lavoro di paragone tra come ti comporti quando devi affrontare una certa condizione meteorologica e come questo si possa relazionare, simbolicamente, al tuo modo di affrontare la corrisponde emozione.

Le domande da porti sono:

Azione esterna: Come mi comporto quando devo affrontare questo fenomeno atmosferico? (pioggia, nebbia, neve ecc.)

Azione interna: L’azione (o le azioni) esterna che chiave di lettura mi fornisce per la gestione del mio mondo emotivo? Mi suggerisce utili modalità di atteggiamento? Mi suggerisce azioni di autosabotaggio che metto in atto nel rapportarmi a quel certo stato emotivo? Prendendo spunto dall’azione esterna, cosa posso fare quando vivo questa “condizione meteo interiore”?

Esempio pratico

Per farti capire bene cosa intendo, vediamo un esempio pratico. Ammettiamo che io, descrivendo come mi comporto quando piove, abbia scritto:

  • Se posso, non esco di casa
  • Se devo per forza uscire, apro l’ombrello o, se non ce l’ho, cerco un riparo
  • Se sono in auto, guido con cautela per non farla slittare

Ora, considerando quanto scritto da un punto di vista introspettivo in riferimento alla tristezza (l’emozione associata simbolicamente alla pioggia), ammettiamo che abbia scritto queste associazioni:

  • Non uscire di casa: non affrontare la tristezza, fare finta che non ci sia, mascherarla davanti agli altri con un falso sorriso
  • Aprire l’ombrello/cercare un riparo: cercare di proteggersi, non esporsi ai commenti altrui, non condividerla
  • Guidare con cautela: rallentare il ritmo, concedersi il tempo di elaborarla, trovare uno sfogo

A questo punto, definite le associazioni che istintivamente mi sono venute da fare, posso chiedermi se quello che ho scritto racconta qualcosa di me:

  • Non uscire di casa: Quando mi sento triste, faccio finta di niente? Cerco di mascherare la tristezza affinché gli altri non capiscano come mi sento? Se sì, per quale motivo? Che rapporto ho con la tristezza?
  • Aprire l’ombrello/cercare un riparo: Quando mi sento triste, come proteggo la mia vulnerabilità? C’è qualcuno con cui condivido il mio sentire?
  • Guidare con cautela: Quando mi sento triste, mi concedo il permesso di elaborare quello che provo? Trovo per la mia tristezza un’adeguata modalità di espressione?

Ovviamente, nel fare questo lavoro, non ci sono risposte giuste o sbagliate. Si tratta di un lavoro di libere associazioni che può aiutarti ad esplorare il rapporto che hai con le emozioni.

Se, poi, dopo aver descritto cosa fai di fronte ad una certa condizione meteorologica, non ti viene in mente nessuna associazione introspettiva, va bene lo stesso. Non c’è scritto da nessuna parte che un certo esercizio debba funzionare bene con tutti.

Per quanto riguarda, invece, le associazioni condizione meteo/emozione, sentiti libera di modificarle se quelle proposte da me non ti risuonano (ad esempio, io alla neve ho associato l’aspettativa, una mia amica, invece, ci associa l’amore).

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