Colmare la scarsità di intelligenza ecologica per fronteggiare al meglio l’attuale sfida evolutiva

Colmare la scarsità di intelligenza ecologica per fronteggiare al meglio l’attuale sfida evolutiva

Colmare la scarsità di intelligenza ecologica per fronteggiare al meglio l’attuale sfida evolutiva

Per salvaguardare la Terra ed affrontare le complesse sfide del nostro tempo abbiamo bisogno, non solo come singoli individui ma come specie intera, di sviluppare una matura intelligenza ecologica.

Colmare la scarsità di intelligenza ecologica per fronteggiare al meglio l’attuale sfida evolutiva

Usata dallo psicologo statunitense Daniel Goleman nel suo libro Intelligenza Ecologica (Ed. Rizzoli), l’espressione “intelligenza ecologica” fa riferimento alla capacità di applicare le conoscenze acquisite rispetto l’impatto dell’attività umana sull’ambiente al fine di modificare i nostri comportamenti, danneggiare il meno possibile e vivere in modo più sostenibile. È una forma di intelligenza che, in particolare, ci permette di:

  • Riconoscere le molteplici connessioni che ci legano all’ambiente
  • Interagire in modo efficace con il nostro ambiente grazie alla comprensione degli organismi e dei loro ecosistemi
  • Comprendere le ripercussioni delle nostre attività e delle nostre scelte sul pianeta
  • Applicare ciò che abbiamo imparato per causare meno danni possibili
  • Superare l’attitudine a ripetere abitudinari comportamenti malsani
  • Condividere le conoscenze acquisite con gli altri
  • Usare con consapevolezza il proprio potere d’acquisto
  • Fare rete per affrontare sfide troppo complesse da gestire da soli
  • Favorire il dialogo tra discipline e saperi diversi
  • Condurre una vita più sostenibile
  • Superare l’utilizzo di tecnologie poco consapevoli degli equilibri ambientali

Lo sviluppo di questa intelligenza implica quindi un radicale cambiamento cognitivo e, non a caso, rappresenta secondo Goleman la prossima tappa evolutiva del cervello umano. Lo sviluppo di questa forma di intelligenza, inoltre, ci consentirebbe di fronteggiare un deficit evolutivo che non ci segnala come pericolosi gli atteggiamenti non in linea con la tutela dell’ambiente. La struttura del nostro cervello, fa presente Goleman, si è infatti evoluta per individuare solo certi tipi di minaccia e questo, di conseguenza, impedisce alle persone di prendere coscienza delle problematiche inerenti la nostra salute e quella del pianeta.

Ecco perché, affinché favorisca un reale cambiamento, l’intelligenza ecologica va intesa come un’intelligenza collettiva che, pertanto, dobbiamo imparare a padroneggiare come specie in sinergia con l’intelligenza sociale (ossia la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera efficiente, costruttiva e socialmente compatibile).

Nella sua trattazione, Goleman approfondisce in particolare la questione legata al consumo consapevole mettendo in evidenza il forte potere di ogni singolo individuo di influenzare le politiche di mercato attraverso i propri acquisti. Le cose che compriamo, infatti, comprese molte di quelle etichettate come “verdi”, hanno dei pesanti effetti a livello sanitario, ambientale e sociale. Ecco perché, attraverso delle scelte di consumo più consapevoli, ognuno di noi può fare un’enorme differenza.

Prima di acquistare un prodotto, dice Goleman, dovremmo tenere conto dell’impatto che esso ha su tre piani tra di loro connessi:

  • La Geosfera, ossia il suolo, l’aria, l’acqua, il clima
  • La Biosfera, ossia i nostri corpi e quelli delle altre specie viventi
  • La Sociosfera, ossia le condizioni umane (soprattutto quelle dei lavoratori)

Il problema è che esiste una forte disparità informativa tra i dati a disposizione delle aziende e quello che realmente sappiamo noi consumatori sui prodotti che quotidianamente ci vengono offerti e reclamizzati (Goleman parla di ecomiopia). L’impatto di questi prodotti sulla salute personale ed ambientale è infatti molto più grande di quello che pensiamo ma, non essendone consapevoli, non siamo in grado di fare scelte più sagge.

Proviamo a pensare alla differenza che ci sarebbe nella nostra scelta di acquisto se un prodotto, ad esempio un bagnoschiuma, venisse presentato nei patinati “consigli per gli acquisti” mettendone in luce tutte le caratteristiche: “usare costantemente il bagnoschiuma Profumello rende la tua pelle liscia, luminosa, morbida e potenzialmente esposta all’insorgenza di un cancro. È anche tossico per l’ambiente, ma tu compralo. Puoi scegliere tra sei golosissime fragranze!!”.

Se ci fosse una totale trasparenza nella presentazione dei prodotti, i nostri acquisti ne verrebbero fortemente influenzati permettendoci di venire a conoscenza del loro reale impatto e di fare, di conseguenza, scelte di consumo più virtuose. Per diminuire questa discrepanza informativa un ruolo fondamentale lo giocano la raccolta, l’elaborazione e la condivisione collettiva delle informazioni. L’effetto moltiplicatore della condivisione delle conoscenze tra le persone, infatti, può avere una portata enorme sull’ampliamento del nostro livello di consapevolezza.

Inoltre, nel momento in cui siamo più informati e ci è più chiaro l’impatto che un certo prodotto può avere sul benessere umano ed ambientale, diventa più forte in noi la spinta a fare pressione sulle aziende poco corrette affinché migliorino i loro prodotti. Questo genera un “circolo virtuoso” che porta molte imprese a modificare la propria filosofia di produzione e, di conseguenza, ad un miglioramento continuo dei beni di consumo. Sono molti gli esempi, infatti, di imprese che vedendosi boicottare i prodotti e, di conseguenza, diminuire il fatturato, hanno iniziato a rispettare il volere dei consumatori definendo strategie più sostenibili ed etiche, sul piano sia umano che ambientale.

L’intelligenza ecologica quindi, in senso più ampio, diventa il risveglio della consapevolezza del margine di potere, sia individuale che collettivo, di influire sulla realtà sociale. È chiaro, però, che prima di tutto dobbiamo partire dall’analizzare ciò che sta alla base di molti problemi che ci troviamo a dover fronteggiare, compresa la nostra mentalità consumistica che ci porta ad acquistare, e soprattutto a credere di aver bisogno, di una quantità eccessiva di prodotti.

Va comunque specificato che, nonostante il concetto di intelligenza ecologica venga generalmente associato al pensiero di Daniel Goleman, questa intelligenza può essere considerata parte di una più ampia forma di intelligenza, chiamata “intelligenza naturalistica”, descritta negli anni ottanta dallo psicologo statunitense Howard Gardner nella sua Teoria delle Intelligenze Multiple.

Secondo la visione di Gardner l’intelligenza non è unica ma molteplice e questo implica che, in ogni persona, sono presenti diversi tipi di intelligenza più o meno innati. Questo significa che ognuno di noi, nessuno escluso, possiede diversi modi di essere intelligente. In particolare, attraverso i suoi studi, Gardner ha individuato nove tipi di tra cui appunto l’intelligenza naturalistica definita come l’abilità di entrare in relazione empatica con i soggetti naturali, di apprezzare l’effetto di questo relazione su se stessi e l’ambiente e, inoltre, di riconoscere, di classificare e di inserire nel loro ecosistema i diversi elementi del mondo naturale (vedi la nota a fine articolo per leggere tutte le intelligenze del modello di Gardner).

Chi ha una spiccata intelligenza naturalistica manifesta:

  • Forte legame con la Natura
  • Sensibilità verso la flora e la fauna
  • Amore per l’allevamento degli animali e/o la coltivazione delle piante
  • Propensione a prendersi cura e ad interagire con le varie creature viventi
  • Apprezzamento dell’impatto della Natura su se stessi e viceversa
  • Propensione alla raccolta e alla registrazione delle osservazioni naturalistiche
  • Capacità di riconoscere e classificare gli elementi naturali
  • Attenzione ai cambiamenti ambientali
  • Interesse per i fenomeni naturali e le problematiche ambientali
  • Ampia conoscenza di argomenti scientifici inerenti il mondo naturale
  • Amore per le attività all’aria aperta

In genere, persone con un’intelligenza naturalistica sviluppata tendono a dedicarsi a professioni in cui si svolgono attività strettamente collegate alla Natura come, ad esempio, botanici, biologi, geologi, giardinieri, fioristi, agricoltori.

Naturalmente, specifica Gardner, pur possedendole tutte, gli individui tendono ad essere più propensi per un’intelligenza rispetto ad un’altra, ed è questo che ci fa dire frasi del tipo “sono più portato per la matematica, per il disegno, per la scrittura”. Un tipo di intelligenza, comunque, non esclude automaticamente l’altra ed ecco perché è auspicabile un loro armonioso sviluppo. Tutte le diverse forme di intelligenza, infatti, possono essere sviluppate, favorite e potenziate attraverso l’esercizio.

Sappiamo che oggi più che mai l’impatto delle problematiche ambientali è molto forte ed è evidente che viene richiesta un’elevata dose di intelligenza e di sensibilità per salvaguardare l’ambiente (da degrado, abbruttimento, inquinamento), le specie animali (da estinzione, sfruttamento, abbandono, vivisezione, violenza) e gli ecosistemi (da distruzione, impoverimento, danneggiamento). Ecco perché è di vitale importanza allenare l’intelligenza naturalistica.

“Il futuro appartiene ai soggetti la cui intelligenza è aperta alla natura: si tratta di individui, famiglie, aziende e leader politici che hanno sviluppato una profonda comprensione del potere trasformativo del mondo naturale e che sanno bilanciare il virtuale con il reale. Più tecnologici diventiamo, più abbiamo bisogno di natura”.
RICHARD LOUV – educatore e scrittore statunitense

In particolare, secondo Gardner, l’intelligenza naturalistica richiede quattro fondamentali requisiti:

1 – Una sviluppata abilità sensoriale che ci permetta di percepire gli organismi viventi.

2 – Una capacità di ragionamento logico che ci permette di distinguerli e di classificarli in base ad alcuni parametri logici.

3 – Una particolare sensibilità emotiva verso ciò che è “naturale”.

4 – Una certa sapienza esistenziale che ci consente di legare insieme tutte queste qualità sulla base di esperienze di ordine spirituale.

Ma contrariamente a quello che si può pensare, favorire lo sviluppo di questo tipo di intelligenza non richiede affatto tecniche sofisticate. È sufficiente creare occasioni in cui le persone, soprattutto i bambini, possano venire a contatto con la Natura, sperimentare la vita all’aria aperta e approfondire le tematiche ecologiche. Ogni occasione, quindi, può servire allo scopo: fare del giardinaggio, giocare al parco, coltivare l’orto, frequentare le fattorie ecc.

Altra prospettiva degna di nota è quella dell’analista junghiano e psichiatra sudafricano Ian McCallum, co-fondatore della Wilderness Leadership School nella Western Cape (una provincia del Sudafrica), che nello stesso anno in cui è stato pubblicato il libro Intelligenza Ecologica di Goleman (1993) ha proposto la sua opera intitolata Ecological Intelligence: rediscovering ourselves in nature (Fulcrum Publishing). Nell’accezione di McCallum, l’intelligenza ecologica rappresenta la riscoperta di noi stessi nella Natura, una maggiore consapevolezza di essere profondamente radicati nella storia del pianeta e di cosa significa essere dei veri umani terrestri.

È un’intelligenza che implica, quindi, esplorare da dove veniamo e la forza del nostro legame con il mondo naturale. Essa chiama in causa la nostra sopravvivenza come specie interdipendente da tutto ciò che la circonda e guarda ai cambiamenti che dobbiamo attuare per ripagare il debito contratto con l’ambiente lungo il nostro processo evolutivo.

Noi siamo animali umani evolutivamente privilegiati, dice McCallum, ma siamo anche profondamente malati e stiamo riversando sulla Terra tutto il nostro tormento. L’unica via di guarigione è ricordare la nostra origine, e quindi ricordare il nostro passato animale, e guardare al futuro con una rinnovata e più matura coscienza.

 “Il nostro compito è quello di riscoprire noi stessi nella Natura […] O continuiamo a credere che qualcuno o qualcosa ci salverà, mostrandoci la via più facile, o scegliamo il contrario e prendiamo per conto nostro il sentiero difficile. Lo prendiamo, ognuno di noi, con piacere e a modo nostro. E dove o quando ha inizio questo percorso? Comincia esattamente dove ci troviamo in questo momento, quando guardiamo fino a vedere il mondo come uno specchio; quando scopriamo che il nostro senso di libertà e di autenticità è collegato al benessere e all’autenticità degli altri, inclusi gli animali, gli alberi e la terra”.
IAN McCALLUM – psichiatra sudafricano

Passo fondamentale per poter capire chi siamo veramente, è riconoscere che, nel nostro profondo, siamo creature selvatiche collegate a tutto il mondo animato ed inanimato. Per quanto oggi a molti di noi i luoghi selvaggi risultino ancora sconosciuti, essi rappresentano la nostra “casa” e proprio per questo, sostiene McCallum, abbiamo bisogno di ricordare questa verità perché, essendo anche noi una delle tante espressioni della Natura, non possiamo sconnetterci da essa e questo non solo per il bene del pianeta, ma anche per la salute della nostra stessa psiche. Noi, ci ricorda McCallum, siamo l’unica specie in grado di decidere cosa fare del nostro futuro e in quanto custodi del pianeta sono sotto la nostra responsabilità il suo benessere e la sua salvaguardia.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Scrivere, leggere, parlare, contare, queste sono le capacità che il sistema scolastico ci ha sempre detto che dobbiamo imparare a padroneggiare bene. Chissà, però, come sarebbero diverse adesso le cose se ci avessero anche educato a sviluppare una forte intelligenza naturalistica!

Che dire, poi, di quel grande marasma che è diventato anche il mondo “eco” che non è affatto privo di contraddizioni e zone d’ombra. Credo che una delle cose più difficili rispetto al vivere in modo ecosostenibile sia proprio schivare i tanti “specchietti per le allodole” messi sul nostro cammino. La pubblicità green ingannevole, conosciuta con il termine greenwashing, è purtroppo infatti molto diffusa e così molte volte pensiamo di far bene e poi scopriamo, ad esempio, che quella tal azienda di cui avevamo comprato i prodotti di green ha solo la carta delle confezioni, che quel certo alimento che pensavamo genuino è totalmente chimico, che quel certo esperto che ci piaceva tanto si fa pagare sottobanco da realtà poco cristalline.

A volte, diciamolo, può essere scoraggiante perché rende più difficile un percorso che, già di per sé, non è semplicissimo dato che richiede di fare tante scelte in modo molto scrupoloso. Ma questo, naturalmente, non deve farci demordere e il primo passo è informarsi bene.

Inizia a riflettere:

  • Cosa ho bisogno di modificare nelle mie abitudini di acquisto?
  • Come posso informarmi meglio per rendere più consapevoli i miei acquisti?
  • Da cosa posso partire per allenare la mia intelligenza naturalistica?
  • Cosa significa, per me, essere una creatura selvatica?
  • Come posso portare questa “selvaticità” nella mia vita quotidiana?

NOTA – Ecco tutte le nove intelligenze descritte da Gardner: Intelligenza Linguistica (pensare con le parole e riflettere su di esse), Intelligenza Logico-Matematica (pensare con i numeri e riflettere sulle loro relazioni), Intelligenza Musicale (pensare con e sulla musica), Intelligenza Visuo-Spaziale (pensare con immagini visive e fare elaborazioni su di esse), Intelligenza Corporeo-Cinestetica (pensare con e sui movimenti e i gesti), Intelligenza Interpersonale (avere successo nelle relazioni con gli altri), Intelligenza Intrapersonale (riflettere sui propri sentimenti, umori e stati mentali), Intelligenza Naturalistica (pensare alla natura e al mondo che ci circonda), Intelligenza Esistenziale (pensare alle questioni etiche ed esistenziali).

NOTA BIBLIOGRAFICA

  • Intelligenza ecologica (http://it.wikipedia.org)
  • Piccolo dizionario dell’intelligenza ecologica. Educare all’Ecologia, sfida educativa di Mario Salomone (www.centroeticaambientale.com)
  • Intelligenza ecologica di Cristina Boscarelli (www.scienzaefilosofia.it)
  • Impariamo l’intelligenza ecologica di Maria Teresa Fiorentino (www.ottantaduecobat.it)
  • Mappa concettuale Sustain (www.sustain-project.eu)
  • Ecological Intelligence, teacher’s guide di Leslie Comnes (www.ecoliteracy.org)
  • A hope worth strengthening: Ian McCallum, Ecological Intelligence. Rediscovering ourselves in nature di David Baer (http://canterbridge.org)
  • Howard Gardner (www.ildiogene.it)
  • Howard Gardner (www.apprendimentocooperativo.it)
  • La teoria delle intelligenze multiple: l’intelligenza naturalistica (www.homemademamma.com)
  • Quante intelligenze? Teoria a confronto (http://www.uciim.sicilia.it)
Colmare la scarsità di intelligenza ecologica per fronteggiare al meglio l’attuale sfida evolutiva ultima modifica: 2019-10-21T10:05:17+02:00 da pameladalisa