Scoprire la propria vocazione richiede di dissotterrare un seme dorato

Scoprire la propria vocazione richiede di dissotterrare un seme dorato

Scoprire la propria vocazione richiede di dissotterrare un seme dorato

Senza dover cercare in lungo e in largo, scoprire la propria vocazione richiede soprattutto la capacità di entrare in profonda sintonia con la propria dimensione interiore e cogliere i messaggi che continuamente ci invia.

Scoprire la propria vocazione richiede di dissotterrare un seme dorato

Scoprire la propria vocazione è una delle ricerche personali che più accomunano le persone di tutto il mondo. E, con molta probabilità, è una ricerca che anche tu hai tentato, o stai tentando, di portare a buon fine.

Se ancora non sei giunto ad un risultato, sappi che non devi andare molto lontano perché nel tuo Giardino Interiore giace, sepolto sottoterra, un seme dorato. Si tratta della tua vocazione, il compito da cui ti senti chiamato, la missione di vita per cui sei nato. È un seme perché giace in te in forma potenziale e, per crescere, ha bisogno delle tue cure, ed è dorato perché ha un valore inestimabile e, riconoscerlo e coltivarlo, significa dare una svolta alla tua esistenza.

Individuare la tua vocazione, chiariamoci subito, non significa che da quel momento in poi per te sarà tutto in discesa. La Vita ti metterà di continuo di fronte a delle sfide da affrontare, ma farlo con la consapevolezza che la tua presenza qui è motivata da uno scopo preciso ti infonde una forza e un senso di completezza che non ha eguali.

Non so se ti ricordi The Blues Brothers, la commedia musicale diretta nel 1980 da John Landis ed interpretata da John Belushi e Dan Aykroyd. I due protagonisti, nel tentativo di salvare dalla chiusura l’orfanotrofio in cui erano cresciuti, decidono di rimettere insieme la loro band musicale e fare dei concerti i cui proventi verranno devoluti alla causa. Se hai visto il film, forse ricorderai che una delle battute diventata mitica è stata “siamo in missione per conto di Dio”.

Ecco, fai conto che ogni essere umano, tassello fondamentale nel cosiddetto Disegno Divino, è qui in missione per conto di Dio (o qualunque altro appellativo tu voglia usare) e, finché non ha individuato e realizzato questo compito, tenderà a vivere con un incessante senso di frustrazione perché, anche se non del tutto coscientemente, in fondo al cuore saprà che non sta concretizzando il vero motivo della sua incarnazione.

“Ognuno di noi ha una missione divina in questo mondo, e le nostre anime utilizzano le nostre menti e corpi come strumenti per compiere questo scopo, cosicché quando tutti e tre stanno lavorando all’unisono, il risultato sarà la salute e felicità perfetta. Una missione divina non significa sacrificio, il ritirarsi dal mondo, il rifiutarsi le gioie della bellezza e della natura; al contrario significa un migliore e più pieno godimento di tutte le cose: significa fare il lavoro che amiamo, farlo con tutto il nostro cuore e la nostra anima, o fare la casalinga, l’agricoltore, il pittore, l’attore o servire il nostro prossimo nei negozi o nelle case. E questo lavoro, qualunque sia, se lo amiamo più di qualunque altro, è l’ordine preciso della nostra anima; il lavoro che abbiamo da fare in questo mondo nel quale noi soli possiamo essere veramente noi stessi, interpretando in modo comune materialistico il messaggio di quel vero sé”.
EDWARD BACH – medico britannico

(dal libro Le opere complete di Edward Bach, Ed. Macrolibrarsi)

Non è un caso che la domanda “qual è lo scopo della mia presenza sulla Terra?” sia forse una delle domande esistenziali che più ci poniamo e, nel contempo, ci attanagliano. Naturalmente darle una risposta non è sempre immediato, ma vediamo di chiarire meglio alcune idee rispetto la vocazione.

È vero che:

  • La vocazione è in noi fin dalla nascita. Uno degli errori che con maggiore frequenza commettiamo nella ricerca della nostra vocazione è quello di puntare lo sguardo verso ciò che ci circonda. Anche se libri, insegnanti, esperienze di vita, possono facilitare la sua individuazione, non devi mai dimenticare che il seme della tua personale missione si trova già dentro di te fin da quando sei venuto al mondo. Non devi quindi cercarlo all’esterno, ma semplicemente riconoscerlo all’interno e, senza opporgli resistenza, permettergli di svilupparsi e di manifestarsi nel mondo.
  • La Vita ci invia segnali sulla nostra vocazione. Lungo il sentiero della nostra esistenza, come un’invisibile Pollicino, la Vita ci lascia degli indizi che spesso, distratti da mille cose diverse, manchiamo di cogliere. Tuo compito, quindi, è osservare, ascoltare, scegliere, agire.
  • La vocazione è legata ad un talento. Ognuno di noi, nessuno escluso, ha un “tocco speciale” unico come le impronte digitali che, se coltivato, ci permette di esprimere il meglio di noi stessi. Ma il talento, però, non è solo quello artistico e non implica necessariamente il dare forma a grandi opere o possedere particolari abilità. In realtà, non è altro che l’impegno costante delle proprie energie naturali, è l’energia creativa che sa realizzare la vera natura di ognuno di noi.

È falso che:

  • Già da bambini si riconosce la propria vocazione. Per alcuni è effettivamente così e, già dall’infanzia, hanno una visione molto chiara dello scopo a cui dedicheranno la loro esistenza. Ma per la gran parte delle persone la vocazione viene riconosciuta in età adulta.
  • La vocazione deve diventare un lavoro. Certo, per molte persone è così perché, individuata la propria vocazione, cercano di trovare il modo di farla diventare anche l’attività professionale a cui dedicarsi. Ma una vocazione può anche esprimersi come hobby o come attività non retribuita come, ad esempio, quella di genitore.
  • La vocazione è legata al riconoscimento sociale. Questa idea si collega ad una visione distorta del concetto di successo. La parola successo, infatti, rimanda spesso erroneamente a lavori che fruttano molto denaro o a posizioni sociali di particolare rilevanza agli occhi del mondo. Ma il vero successo, in realtà, va inteso come la piena realizzazione delle proprie potenzialità e dei propri obiettivi, al di là del riconoscimento che questo porta.

Per scoprire il tuo scopo di vita, però, è necessario prima di tutto svuotare la mente da tutti i falsi scopi che hai imparato, da tutte le influenze negative che fino ad oggi hai ricevuto, da tutte le convinzioni circa quello che puoi o non puoi fare.

Un’indicazione generale per capire quale sia il tuo scopo fasullo è che riguarda una ragione di vivere, un modo di fare, di pensare o di essere che, solitamente, si basa sulla paura e sul bisogno di sopravvivere. È qualcosa che ti lascia sempre con un senso di incompiuto e fa sì che in tutto ciò che fai tu ti senta insoddisfatto e frustrato.

“Finché l’uomo non ha trovato questo scopo, anche se possa avere successo o fallire, nonostante possa sembrare felice o infelice, in realtà egli non vive; poiché la vita inizia nel momento in cui una persona trova lo scopo della propria vita… Per quanto un uomo possa essere infelice, non appena si rende conto dello scopo della sua vita, é come se venisse girato un interruttore e la luce si accendesse. È possibile che non sia capace di compiere ogni cosa immediatamente, ma il fatto stesso di conoscere lo scopo gli dà tutta la speranza, il vigore, l’ispirazione e la forza di attendere quel giorno”.
HAZRAT INAYAT KHAN – mistico indiano

(dal libro L’alchimia della felicità, Ed. Mediterranee)

Il filosofo e psicoterapeuta americano James Hillman, nel suo bellissimo saggio Il codice dell’anima (Ed. Adelphi), sottolinea infatti l’importanza di riconoscere la propria vocazione al di là delle pressioni sociali e delle situazioni contingenti, perché solo onorando questa sorta di “piano di vita” che ci portiamo dentro è possibile ricostruire un rapporto equilibrato con la realtà, evitare derive patologiche, crescere nel mondo e compiere il proprio destino.

Portare dentro di te un piano di vita, però, non può di per sé crearti le opportunità, proprio come una mappa stradale non può farti fare un viaggio. Questa sorta di immagine interiore può indicarti la direzione e incoraggiarti a manifestare i tuoi valori e i tuoi sogni più grandi, ma sta poi a te prendere la decisione di partire.

Quando troverai la risposta giusta alla domanda “qual è la mia vera vocazione?”, sentirai di risuonare profondamente con questa risposta, le parole sembreranno avere un’energia speciale per te e sperimenterai una grande ed intensa emozione.

Il modo più sicuro per sapere se stai realizzando la tua vocazione è sintonizzarti con ciò che provi: se provi gioia, se ti senti coinvolto in un impegno profondo, se senti di far parte di un “progetto superiore”, se sei te stesso, se provi entusiasmo per quello che fai, indipendentemente che sia retribuito o meno, allora sei sulla giusta strada.

Sii consapevole poi che è del tutto naturale che, nella ricerca della tua vocazione, tu possa sentirti inquieto e avere l’impressione che il tempo passa senza che tu sia impegnato in qualcosa di “significativo”. Questo bisogno di cambiamento, questa confusione sul cosa fare, questo desiderio di chiarezza, proviene proprio dallo scopo della tua Anima.

Ricordati, però, che indipendentemente dal senso di blocco che puoi avvertire, non sei completamente fuori traccia perché la tua vocazione, che tu ne sia consapevole o meno, si è già fatta riconoscere in quello che ti motiva, in quello che ti attrae, in quello che ammiri, in quello che intuisci e, strano a dirsi, in quello che ti stressa. Non è raro, infatti, che sia proprio alla base di quello che consideri un tuo limite o una tua difficoltà, interiore o esteriore, che si trovi il talento collegato alla tua vocazione.

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

Trova un luogo tranquillo e ritagliati un po’ di tempo per riflettere sulla tua vocazione, sul perché ti trovi qui e su come puoi fare la differenza lasciando il mondo un po’ meglio di come lo hai trovato. Ricordati che come un filo dorato, la tua vocazione serpeggia tra gli eventi che hai vissuto e, pertanto, per individuarla, devi osservare la tua vita con occhi nuovi. Inizia riflettendo su queste domande:

  • Quali passioni ed hobby ho coltivato finora?
  • Quali lavori ho compiuto finora?
  • Quali ruoli sociali ho incarnato finora?
  • Quali responsabilità ho onorato finora?
  • Quali principali sfide ho dovuto affrontare finora?
  • Quali argomenti mi attraggono maggiormente?
  • Nelle risposte che ho dato alle precedenti domande, riesco ad individuare un tema (o dei temi) ricorrente?
  • Se dovessi riassumere in poche parole tutto quello che ho fatto finora in riferimento a passioni/hobby, lavori, ruoli, responsabilità, sfide, argomenti d’interesse, quali parole userei?
  • Nonostante i cambiamenti di vita che ho dovuto affrontare nel tempo, riesco ad individuare talenti e tratti personali che sono rimasti costanti?
  • Se sì, quali indizi mi offrono rispetto la mia vocazione?
Scoprire la propria vocazione richiede di dissotterrare un seme dorato ultima modifica: 2019-06-17T08:54:41+02:00 da pameladalisa