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Ritrova chiarezza e slancio vivendo con consapevolezza il viaggio della crisi personale

Ogni momento di crisi rappresenta una possibilità di rinascere ad una nuova te stessa e di rinnovare il percorso della tua esistenza.
Immagine di strada avvolta dalla nebbia

Ognuna di noi, prima o poi, si trova a dover affrontare dei momenti di crisi personale, alcuni prevedibili, altri del tutto inaspettati. Il nostro percorso di crescita, è inevitabile, si caratterizza da un alternarsi di periodi di relativa quiete, in cui c’è stabilità ed equilibrio, e periodi in cui invece ci sentiamo in conflitto e in disarmonia, sia con noi stesse che con il mondo esterno, in caduta libera verso un groviglio di dubbi e di incertezze. Sono momenti di confusione in cui niente sembra avere un reale senso. Abbiamo l’impressione che tutti sappiano esattamente cosa fare e dove andare tranne noi che, totalmente inermi, restiamo immobili completamente pietrificate.

La sensazione è simile a quella di trovarsi al centro esatto di una grande rotonda in cui più strade ci circondano ma, avvolte dalla difficoltà di capire quale sia la nostra direzione, ci sentiamo smarrite e incapaci di muovere un solo passo. Sono momenti in cui ci sentiamo alla ricerca di un qualcosa che però non ci è del tutto chiaro, una scintilla che sappia illuminare l’oscurità in cui sentiamo di trovarci, una sorta di punto fermo nell’impetuosa “tempesta” da cui ci sentiamo investite.

Ogni volta che il vecchio equilibrio della nostra esistenza viene messo in discussione, viviamo una crisi che può essere collegata sia a situazioni interne, di natura psicologica, sia a situazioni esterne legate agli eventi della vita. Sono momenti, dalla durata molto variabile, che ci portano ad osservare noi stesse e il mondo che ci circonda in modo diverso e ad operare nella nostra vita dei cambiamenti, spesso anche radicali.

I cambiamenti vengono normalmente visti come ostacoli destabilizzanti e vissuti con negatività e paura. Ma il cambiamento è necessario alla vita e alla crescita dell’individuo: noi stessi, e tutto ciò che ci circonda, esistiamo grazie ad esso. Ogni cambiamento determina attrito e, inevitabilmente, determina una crisi, ma ciò è indispensabile a rendere possibile la nostra evoluzione interiore.

SAURO TRONCONI - scrittore e ricercatore italiano

L’opportunità della crisi personale

È in questi frangenti che possiamo cogliere l’opportunità di attraversare i “filtri” che abbiamo accumulato attorno a noi stesse per immergerci nella nostra natura più vera. Se sapute cogliere, queste occasioni possono davvero smantellare molte delle tue credenze liberandoti da alcuni limiti che ti impediscono di essere soddisfatta di te stessa e della tua vita. Ecco perché la crisi è la grande nemica-amica della nostra esistenza che, pur non rendendocene spesso subito conto, ha la capacità di innescare al nostro interno un profondo e totale mutamento. Alla “chiamata” della crisi è necessario perciò rispondere. Non è possibile ignorarla, fingere che non sia nulla e mentire a se stesse. Per quanto all’inizio possa sembrare difficile, quando meno te lo aspetti, un giorno di colpo ti svegli e ti ritrovi diversa, cambiata, maturata.

La parola crisi ha in sé, nella sua radice, la necessità di trasformazione. Dal greco krino, infatti, significa divido, separo. Rappresenta quindi un momento che separa un modo di essere, di pensare di fare da un altro. Ed è proprio quello che accade perché ci si sente divise, lacerate interiormente, come se una parte di noi andasse in una direzione e l’altra in quella opposta. Veniamo spinte a riconsiderare tutto quello che, fino ad un attimo prima, ci sembrava stabile e solido. Quello che abbiamo costruito, rispetto la nostra vita o un suo particolare aspetto, sembra aver ormai dato tutto ed essere arrivato ad un punto in cui non può più essere portato ad una fase successiva. È qualcosa che, di conseguenza, va lasciato andare. Per poter andare avanti, dobbiamo separarci da quello che non ci serve più.

È nel bel mezzo della difficoltà che si cela l’opportunità. È da sempre stato così, da Oriente a Occidente. Se non ci fossero mai difficoltà, sia a livello individuale che nazionale, tutto sarebbe una palude immobile. Pensa al mare: se non ci fossero mai mareggiate, l’acqua s’imputridirebbe. Krísis, in greco, significa “decisione”; è la “scelta”, il “momento che separa una maniera di essere diversa da altra precedenti”. La krísis è il dono (all’inizio dal sapore amaro) degli dèi. Per evolverti. E chi non evolve si dissolve.

GIANLUCA MAGI – storico delle religioni italiano

Naturalmente, sono diversi i fattori che influenzano l’impatto che un momento critico può avere su di noi come, ad esempio: 

  • La profondità e la gravità della crisi
  • La propria storia personale
  • Il momento della vita in cui la crisi si verifica
  • La propria capacità di prendere consapevolezza dell’evento
  • La presenza di una rete affettiva di sostegno

Una storia racconta che:

Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo. Un uomo che passava per caso si mise a guardare la farfalla che, per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco. Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo, e che essa cominciasse a volare. Non successe nulla! La farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare. 

Quello che l’uomo della storia, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare, non aveva compreso era che passare per lo stretto buco del bozzolo rappresentava lo sforzo che la farfalla doveva compiere affinché il fluido del suo corpo venisse trasmesso alle sue ali in modo da poter volare.

A volte, ed è assolutamente comprensibile, anche noi cerchiamo delle scorciatoie che ci permettano di porre termine il più presto possibile a quello che ci disturba e ci fa soffrire. Tuttavia, proprio come per la farfalla, ci sono dei momenti in cui passare per un “stretto buco” è ciò che ci serve per crescere e per trasformarci.

Una situazione è destinata a peggiorare quando, in presenza di una crisi, si persevera con costanza crescente negli stessi comportamenti.

PAUL WATZLAWICK – psicologo austriaco

Come gestire una crisi personale

Per superare bene una crisi individuale non esistono ricette preconfezionate, ma è molto importante non cercare vie più brevi per evitarla. Rischieresti, in questo modo, di perdere il valore positivo che questo momento assume: quello di fungere da indispensabile motore di alimentazione del tuo cambiamento e di ampliamento della tua coscienza. Il cambiamento che la crisi porta con sé può avvenire solo se viene vissuta. Sempre nel rispetto, sia chiaro, dei tuoi tempi. Ognuna di noi, infatti, possiede un suo ritmo interiore di maturazione che va accettato, assecondato e rispettato se si vuole vivere in armonia con se stesse e il mondo che ci circonda.

Il ritmo di crescita del Bambù giapponese rappresenta, in questo senso, uno splendido esempio di vita. Quando un seme di Bambù viene piantato, infatti, non accade assolutamente nulla per i primi sette anni. Sì, hai letto bene, passano sette lunghi anni senza che in superficie si veda niente. Una persona inesperta potrebbe pensare di aver piantato semi sterili, del tutto inattivi. Poi però, al settimo anno, inizia la “magica metamorfosi”. Nell’arco di un mese e mezzo il Bambù cresce rapidamente arrivando a raggiungere dai 30 ai 40 metri di altezza. Cosa è successo? Il Bambù ha fatto in sei settimane quello che non aveva fatto in sette anni? No, al contrario, nei sette anni di “apparente” inattività ha lavorato molto per crearsi un complesso apparato radicale che gli permettesse di sostenere l’elevata altezza che avrebbe poi raggiunto al momento della crescita.

Qualcosa di simile capita anche a noi quando, rispetto ad una data situazione in cui ci troviamo, abbiamo l’impressione che non stia accadendo nulla e ci sentiamo di conseguenza frustrate ed inquiete. Spesso, a causa della nostra impazienza, pretendiamo che i risultati siano immediati o comunque a breve termine e, se così non avviene, molliamo quando siamo ormai prossime a raggiungere la nostra meta.

L’insegnamento che la crescita del Bambù ci offre è non solo l’importanza di attendere la giusta maturità dei tempi, ma soprattutto che nei momenti in cui abbiamo l’impressione di essere “immobili” stiamo, in realtà, creando le nostre fondamenta che dovranno sostenerci quando poi esteriorizzeremo la nostra crescita.

Nella prefazione del suo libro “L’unica cosa che conta” (Ed. Mondadori), lo psichiatra e psicoterapeuta Raffaele Morelli scrive questa bella storia:

C’era una pianta rigogliosa, che si espandeva verso il cielo con i suoi grandi rami e le sue foglie verdi come smeraldo: tutti venivano a guardarla, ad ammirarla. Aveva trovato il suo posto nel parco e quindi nel mondo: donava freschezza, pace, serenità a coloro che si affidavano alla sua ombra ristoratrice. Si sentiva apprezzata, appagata, contenta e anche buona e generosa. Quella era davvero la vita che voleva: non poteva desiderare niente di più. Si può immaginare lo sgomento della pianta, quando cominciò a percepire la presenza di piccole escrescenze sui suoi rami: venivano dal profondo del suo essere, ma non c’entravano niente con lei, con il suo mondo, con i suoi rami, con le sue foglie larghe e bellissime. Era malata? Alla pianta accadevano altre cose strane, mai successe prima. Da tutte le parti arrivano su quelle escrescenze sciami di insetti, pollini e un profumo mai sentito penetrava il suo spazio vitale. “Che cos’è quest’odore?” si domandava. “Quale essere è entrato dentro di me, chi sta invadendo il mio mondo?”. Un disagio che la sconvolgeva sino alle radici. Non si sentiva più padrona di se stessa, della sua vita, e non le importava più nulla delle persone che andavano a riposarsi e a rifocillarsi alla sua ombra. Quei bubboni proprio non li sopportava, li riteneva estranei alla sua vita, alla sua essenza. Che cosa stava accadendo? Fioriva e non lo sapeva. Lottava contro la forza creativa che la abitava e che la stava facendo germogliare. Combatteva come un nemico il centro di se stessa, l’aroma, la fragranza, la bellezza della sua anima, del suo modo unico di essere nel mondo. Combatteva con tutte le sue forze l’unica cosa che conta nella vita: fiorire. 

È proprio così. Fiorire è la cosa più importante che possiamo fare. Ma la fioritura, ci insegnano le piante, è ciclica e implica trasformazione costante, rinnovamento continuo. È necessario, quindi, accettare di “morire” regolarmente a ciò che non si è anche a costo di perdere, momentaneamente, i propri punti di riferimento. Crescere significa esplorare nuove piste anche a rischio di ferirsi.

Il viaggio della crisi personale

Io credo che la crisi ci faccia compiere un viaggio caratterizzato da 5 tappe fondamentali e a cui, poeticamente, associo l’esplorazione simbolica di alcuni paesaggi naturali:

INOLTRARSI NEL BOSCO – Dare inizio al viaggio introspettivo. Quando nella tua vita qualcosa non funziona, nel senso che non è davvero in linea con chi sei tu e con quello di cui hai davvero bisogno, il tuo ecosistema interno inizia a mandare segnali di disagio e malessere. Qui inizia il viaggio della crisi e il compito di questa prima tappa è non indietreggiare e varcare la soglia del tuo mondo interiore.

ATTRAVERSARE IL DESERTO – Stare nel fertile Vuoto. Inevitabilmente, si fa strada la necessità di attuare una profonda rimessa in discussione dei modi di essere, pensare ed agire finora adottati. Tutto viene passato al setaccio per capire cosa ha senso portare ancora con te e cosa, invece, va lasciato andare. I tuoi punti di riferimento, quindi, vengono scardinati e, non avendo ancora delineato i nuovi, vieni spinta a sostare nella dimensione dove risiede ogni possibilità: il vuoto. Il compito chiave di questa seconda tappa, infatti, è proprio quello di accettare di restare senza punti di riferimento.

SONDARE GLI ABISSI MARINI – Affrontare la tua Ombra. Rimettere tutto in discussione significa, ad un certo punto, confrontarti con quelle parti di te che, in modo più o meno consapevole, hai relegato in un angolino buio. Devi, insomma, indossare la maschera da sub, scendere nella profondità del tuo Mare Interiore e dialogare con le parti meno conosciute di te stessa. È questa la terza tappa del viaggio che ti fa fare la crisi.

SALTARE DALLA MONTAGNA – Andare incontro all’Ignoto. Ad un certo punto, se non opponi resistenza al processo e accogli quello che emerge senza giudicare, accettando l’idea che non sei tenuta ad essere e a vivere come hai fatto finora, cominceranno ad arrivare idee, visioni, flash di possibilità. La crisi, insomma, ti sta aiutando a dare forma alle nuove coordinate con cui orientarti nella tua vita e il compito di questa tappa è iniziare a muovere i primi passi verso il tuo nuovo sentiero di vita.

USCIRE DAL BOSCO – Elaborare il tuo vissuto. Così come ci sei entrata, dal Bosco ci devi anche uscire! Come l’eroina delle favole che torna dal suo viaggio piena di doni e di vittorie, tu torni dal tuo viaggio interiore piena di consapevolezze. Ma affinché non si disperdano, devi portarle nella tua quotidianità dando loro un fondamento concreto. Il compito di questa quinta tappa, quindi, è raccogliere la saggezza maturata durante il tuo viaggio introspettivo e incarnarla.

Naturalmente, nel vivere queste tappe, devi seguire il tuo ritmo e i tuoi tempi. Non ci sono durate temporali prestabilite. Si tratta di un viaggio molto personale, intimo e profondo, dal quale puoi fare ritorno molto cambiata!

La crisi è una transizione e come tale comporta l’insicurezza, il dubbio, il timore. […] La forza intrinseca a un momento di crisi ci conduce inevitabilmente a riorganizzare la nostra vita modificando i nostri atteggiamenti in modo da trovare un nuovo equilibrio che permetta di sentirci nuovamente bene. (dal libro “Il benessere con la psicologia”, Ed. Tecniche Nuove)

LUIGI MASTRONARDI – psicologo e psicoterapeuta italiano

Ricordati che i tempi di crisi, quelli in cui il nostro mondo interiore si trova al freddo e al buio, ci offrono l’opportunità di crescere e di rinnovarci trovando la forza interiore nella profondità di noi stesse e di imparare a resistere e a prosperare anche in tempi difficili. La crisi, quindi, rappresenta un bivio e un punto di svolta. La cosa più importante è il modo in cui rispondiamo a questo momento decisivo: possiamo, infatti, rifiutarci di cambiare oppure possiamo lasciar andare ciò che non ci è più funzionale e abbracciare il cambiamento permettendoci, in questo modo, di compiere una svolta ad un livello superiore.

Copertina della guida all'improvviso la nebbia dedicata alla gestione della crisi personale
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Il resto lo trovi nella guida All’improvviso la nebbia che ho creato per offrirti una mappa di orientamento quando ti trovi ad affrontare una crisi. Quello che ti offro con questa guida non è una ricetta magica sul come risolvere la crisi perché si tratta di un percorso assolutamente personale. Troverai tu le tue risposte e le tue soluzioni. Quello che trovi nella guida sono degli spunti di riflessione per vivere con più consapevolezza le tappe del viaggio introspettivo che la crisi ti fa compiere.

Psicogiardinaggio Pratico
innaffia questo seme di consapevolezza

L’analista junghiana Clarissa Pinkola Estés, nel suo saggio Donne che corrono coi lupi, ci ricorda che quando le nostre “forze psichiche” ci chiamano a rivolgerci al nostro interno è meglio assecondarle invece di opporre resistenza. Queste forze, infatti, ad un certo punto ci porteranno comunque dentro, che lo vogliamo oppure no, obbligandoci ad attraversare tutto questo anche contro la nostra volontà. E allora è meglio scendere in profondità dentro te stessa quando ti senti chiamata a farlo e andare incontro con coraggio a ciò che hai bisogno di vedere.

Nel viaggio che la crisi ti fa fare, infatti, la prima tappa è quella di INOLTRARTI NEL BOSCO, ossia dare inizio al tuo viaggio interiore. Se riconosci di trovarti in questa fase, ecco alcune domande che puoi farti (altre le trovi nella guida All’improvviso la nebbia):

  • Cosa stavo tollerando nella mia vita poco prima di entrare in crisi?
  • Quali aspetti della mia vita erano in difficoltà?
  • Cosa, ormai, non ha più vigore o ha bisogno di più spazio?
Qual è il tuo punto di vista?
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