Portare il sacro nel quotidiano e nella concezione dell’ambiente grazie all’ecospiritualità

Portare il sacro nel quotidiano e nella concezione dell’ambiente grazie all’ecospiritualità

Portare il sacro nel quotidiano e nella concezione dell’ambiente grazie all’ecospiritualità

Senza il bisogno di estraniarci dalla vita quotidiana, esiste una dimensione terrena della spiritualità, molto legata al Principio Femminile, che ci invita a radicare una piena consapevolezza spirituale nel momento presente.

Portare il sacro nel quotidiano e nella concezione dell’ambiente grazie all’ecospiritualità

In tutto il mondo sono ormai molte le persone che stanno arrivando alla conclusione che soltanto maturando interiormente ed instaurando una relazione empatica con la Terra possiamo sopravvivere come specie e favorire la guarigione di tutto il pianeta. “Se proprio dovessimo distinguere il nostro tempo dalle epoche precedenti, – scrive la psicologa e ricercatrice spirituale statunitense Mariana Caplan – forse faremmo meglio a sottolineare il fatto che non siamo mai stati così vicini all’autodistruzione. Ironicamente, è proprio perché le cose sono messe tanto male che è possibile l’affiorare di un bisogno collettivo di autocoscienza”.

Ma cosa ha a che fare tutto questo con la spiritualità, potrebbe forse chiedersi qualcuno? La connessione tra tutela della vita, nelle sue molteplici forme, e dimensione spirituale, anche se non a tutti subito evidente, in realtà è molto forte. Dominare la Terra o trattarla come un essere sacro? Questa, sostiene l’ecopsicologa statunitense Leslie Gray, è la principale questione spirituale del nostro tempo. La chiave per ripristinare la nostra salute e quella del pianeta, infatti, risiede proprio nel reintrodurre nella nostra vita la tradizione spirituale fondata sulla Terra (o sulla Natura).

“Quando guardate a ciò che sta accadendo al nostro mondo – ed è difficile guardare a ciò che sta accadendo alla nostra acqua, alla nostra aria, ai nostri alberi, ai nostri compagni di specie – diventa chiaro che a meno che non abbiate alcune radici in una pratica spirituale che consideri sacra la vita e incoraggi una gioiosa comunione con tutti i vostri simili, fronteggiare le enormi sfide che avete davanti diventa quasi impossibile”.
JOANNA MACY – ecofilosofa statunitense

Proviamo a porci qualche quesito:

  • È possibile concepire una spiritualità sconnessa dall’impegno personale in favore della tutela ambientale?
  • È possibile definirsi “persone spirituali” e, nel contempo, non occuparsi delle questioni ecologiche?
  • È concepibile una spiritualità disinteressata a quello che succede agli abitanti del pianeta, umani e non umani che siano?

In realtà, se ci riflettiamo bene, risulta effettivamente un controsenso parlare di spiritualità in un ottica di totale indifferenza rispetto ciò che succede al pianeta che ci ospita. Usare come scusa che “Tutto è Illusione” e, quindi, che non ha senso focalizzarsi troppo sulle questioni terrene perché, tanto, non rappresentano la vera dimensione a cui apparteniamo, è un bel modo per scrollarci di dosso le nostre evidenti responsabilità. È bene avere chiaro che la Realtà Assoluta non nega affatto la realtà relativa in cui ci troviamo. Usare quindi l’idea dell’Illusione per giustificare una totale noncuranza rispetto a ciò che succede al pianeta e nel pianeta è profondamente immaturo.

Come specie noi oggi stiamo attraversando una nuova era in cui, da un’età di scienza, tecnologia e materialismo, stiamo passando ad una nuova età di autentica spiritualità, che altro non è che la consapevolezza dell’esistenza di qualcosa di più grande di noi che ha creato l’Universo e la Vita e che, in quanto sue emanazioni, possiamo contribuire alla sua evoluzione.

“Chi dichiara di aver intrapreso un percorso spirituale dovrebbe essere il primo a stare attento a ciò che succede nel mondo, affermando con forza il diritto a vivere in un mondo senza guerre e crimini contro altri esseri umani e contro la natura. Il pianeta terra e tutte le specie che vi abitano sono infatti il nostro ‘campo scuola’ ed abbiamo la necessità che esso sia integro per poterci manifestare come esseri divini. Se, invece, esso è lasciato a chi intende degradarlo non potremo mai realmente riscoprire noi stessi: è, quindi, necessario agire in ogni modo lecito e possibile per recuperarne l’integrità. La via del cielo passa attraverso la terra e sentirsi superiori a tutto quello che vi accade distoglie irrimediabilmente dalla meta. Conoscere e rispettare le leggi (anche se non ne condividiamo il contenuto) del luogo in cui viviamo ed amare il nostro pianeta con tutte le sue svariate forme di vita è, quindi, requisito necessario per potersi considerare veramente ‘spirituali’”.
ARCANGELO MIRANDA – scrittore e formatore italiano

Qui, però, è importante mettere subito in chiaro un punto chiave: non si deve intendere il termine spiritualità come sinonimo del termine religione. Una persona, quindi, potrebbe ad esempio essere molto religiosa, nel senso che segue i dettami di un certo credo religioso, ma non per questo essere automaticamente anche spirituale. Naturalmente, si può essere spirituali anche aderendo ad una certa religione, ma le due cose rimangono comunque distinte.

Il concetto di spiritualità rimanda ad un contesto più intimo, personale e soggettivo che ha poco dell’istituzionale e che, invece, ha più a che fare con le proprie motivazioni più profonde, i propri valori etici, il senso che si dà all’esistenza e alle proprie esperienze di vita, la propria crescita evolutiva, la comprensione del proprio posto nel Cosmo. Parlare di spiritualità, quindi, significa accostarsi al legame più elevato con il Divino che non ha nulla a che fare con regole, dogmi e rituali stabiliti dall’uomo. Tutto questo infatti, più che rinsaldare il rapporto dell’essere umano con il proprio anelito spirituale, lo incatena ancora di più impedendo che si manifesti come sarebbe più corretto: in modo libero e totalmente soggettivo.

Certo, è vero che in antichità la religione aveva una funzione profondamente diversa da quella che ha assunto nei giorni nostri. Suo compito, infatti, non era indottrinare o invitare a fede cieca ma, piuttosto, ricollegare l’uomo alla sua vera origine, ovvero la realtà celeste (etimologicamente, infatti, la parola religione deriva dal verbo latino religare che significa appunto “unire insieme”). Oggi, invece, al sentire nominare la parola “religione” molti di noi ci associano concetti che del divino hanno ben poco: scandali, abusi di potere, eccessiva ricchezza materiale, inganni, ipocrisia, fanatismo, moralismo ecc.

C’è anche da dire, poi, che nel momento in cui riconosciamo la divinità che risiede in noi, e quindi ci riconosciamo come “esseri divini incarnati”, per ammettere il valore del divino e della spiritualità non abbiamo bisogno di appartenere a nessun credo religioso (nemmeno le moderne religioni pagane), né di qualcuno che ci fornisca precetti da seguire. Noi stessi diventiamo i nostri maestri e la nostra autorità.

Con questa puntualizzazione, sia chiaro, non è mia intenzione denigrare le religioni o chi ne segue i dettami ma, più semplicemente, fare presente che nell’ambito dell’Ecopsicologia ci si interessa di spiritualità e non di pratiche religiose. In particolare, gli ecopsicologi sono interessati alla riscoperta delle forme di spiritualità indigene fondate sul rapporto con il mondo naturale a cui, in genere, si fa riferimento con il termine Ecospiritualità (anche chiamata Religione della Terra, Ecoteologia, Spiritualità Ecologica, Spiritualità Verde).

Immagino che molte persone a sentire parlare di Ecospiritualità potrebbero storcere il naso e, tutto sommato, sarebbe comprensibile visto l’abuso che oggi viene fatto del prefisso “eco”. Di questi tempi, infatti, è molto frequente sentire pubblicizzare ecocosmetici, ecoindumenti, ecoalimenti, ecoprodotti, ecoservizi e non tutto, nella realtà dei fatti, corrisponde ad autentici criteri ecologici.

“C’è bisogno di una teologia della terra, dell’acqua, delle piante e degli animali. Alcuni la chiamano ecoteologia, è un neologismo che può non piacere, ma che intende raccontare proprio questo cammino di ricostruzione di una nuova innocenza. Si tratta di una forma di spiritualità che si concentra fondamentalmente sulle interrelazioni tra il mondo della religione e la natura, la quale è stata considerata spesso dalla stessa teologia in maniera ancillare. Questo cambiamento di prospettiva si è verificato in particolare alla luce delle emergenze ambientali non più procrastinabili. L’ecoteologia parte dal presupposto che esista una relazione tra la visione religiosa del mondo oggi dominante e la sofferenza della natura. Questa corrente è variamente articolata e ha già prodotto numerosi progetti in ambito religioso ed ambientale in tutto il mondo”.
FEDERICO BATTISTUTTA – filosofo italiano

La spiritualità fondata sulla Terra, tuttavia, come confermano diverse prove archeologiche, ha radici antichissime e la si ritrova praticamente in tutte le tradizioni indigene. Originariamente, quindi, la spiritualità era centrata sull’esperienza dell’unione tra l’uomo e la Natura. Quella che oggi, nella nostra cultura, viene concepita da molti come una semplice superstizione, per le culture indigene di tutto il mondo è una verità assodata: l’uomo può, e soprattutto deve, perché è vitale per il suo equilibrio, entrare in connessione e in comunicazione con ogni elemento del mondo naturale. In questo senso, dunque, Natura e Spiritualità diventano un tutt’uno.

Oggi, noi siamo i soli ad avere perso questa profonda venerazione per l’ambiente e tutti i suoi abitanti. Soprattutto a partire dal periodo della rivoluzione industriale, quello in cui il nostro dio è diventato il progresso tecnologico, ci siamo man mano allontanati dalla Natura abituandoci ad uno stile di vita urbano che, tra quelli possibili, è il più disconnesso di tutti.

“Credo che la cultura occidentale abbia commesso un errore quando i monoteisti hanno deciso di dividersi dai pagani e in seguito di demonizzarli, poiché così si è persa una forma di spiritualità collegata alla Natura. La devozione si è allontanata dalla Terra per concentrarsi su un punto infinitamente lontano. Molta letteratura spirituale e molte preghiere in tutto il mondo ci insegnano che possiamo trovare Dio nelle profondità del mondo e addirittura dentro noi stessi. I cristiani lo chiamano il mistero dell’incarnazione: spirito e materia in un’unica entità. Finché manterremo la spiritualità separata dal mondo materiale, la Terra sarà in pericolo: un Pianeta secolarizzato verrà percepito dalla nostra mente come una merce invece che come una miracolosa presenza. Finché la ridurremo ad un globo di materia senza spirito, anche noi stessi saremo ridotti a merci per la medicina, l’economia, la politica. Non saremo figli della Terra, ma suoi prodotti, quindi facilmente manipolati e altrettanto facilmente sostituibili”.
THOMAS MOORE – psicologo statunitense

Punto su cui convergono le diverse forme di spiritualità indigene fondate sulla relazione con il mondo naturale è che la Terra, con tutte le sue forme di vita e i suoi vitali processi, è sacra. Noi apparteniamo ad essa ed essa a noi e, pertanto, in virtù di questa parentela, dovremmo agire con amore, con riverenza e con rispetto verso l’intero pianeta senza ferirlo inutilmente, quando prendiamo da esso quello che ci serve per vivere, e disponendoci a difenderlo quando viene brutalmente offeso.

È importante sottolineare, però, che nell’accezione delle popolazioni indigene, l’Ecospiritualità non è da intendersi come un’ideologia ma, piuttosto, come la ricerca libera e soggettiva di un rapporto più equilibrato ed armonioso con la Natura. In quest’ottica, quindi, l’Ecospiritualità diventa l’occasione per fondersi con l’ambiente e accedere ad una dimensione interiore più ricca che, oltre a permettere di coinvolgere anche l’aspetto più mistico dell’esistenza, favorisce delle vere e proprie “epifanie”, ossia delle rivelazioni capaci di risvegliare il senso di collegamento con tutto ciò che esiste. In questo modo, oltre a rivalutare il proprio modo di relazionarsi ai diversi soggetti naturali, l’essere umano ha la possibilità di ripensare se stesso da una prospettiva di maggiore respiro.

“Ciascuno di noi necessita di un rapporto personale e spirituale con la natura; tuttavia, ciò non significa la semplice adozione della visione spirituale di qualcun altro. Concetti e valori di altri possono essere d’aiuto, ma la vera spiritualità deve venire da dentro noi stessi. Impariamo allora a fidarci dei nostri sentimenti e a scoprire nella natura le nostre riserve spirituali. La spiritualità si origina dall’esperienza personale di ciascuno di noi, dalla sensazione di ciò che è reale ed importante nella nostra vita e nelle esperienze emotive di una coscienza spirituale”.
JAMES SWAN – psicologo ambientale statunitense

Le impostazioni religiose occidentali, invece, storicamente hanno prestato poca attenzione alla coscienza ecologica e all’idea della sacralità della Terra. Descrivendo Dio come un essere al di fuori del mondo terreno, hanno favorito la visione dualista tra Spirito e Materia che porta a concepire la vita terrena come inferiore ed imperfetta.

È comunque doveroso fare presente che anche nell’attuale mondo ecclesiastico – ma d’altro canto anche in quello più antico se pensiamo a figure come quelle di San Francesco d’Assisi o di Santa Ildegarda di Bingen – troviamo esempi di sostenitori di una Spiritualità Ecologica. Il teologo statunitense Matthew Fox, ad esempio, ex frate domenicano che nel libro In principio era la gioia (Ed. Fazi) invita alla riscoperta della tradizione cristiana dell’amore per la Natura, sostiene che il sentimento dominante della spiritualità non deve assumere la forma di un triste e cupo senso di colpa verso Dio quanto, piuttosto, di un positivo senso di riconoscenza verso il Cosmo.

“L’ecologia e la spiritualità sono le due facce della stessa medaglia. La religione deve lasciar andare i dogmi in modo da poter riscoprire la saggezza del mondo. Come dovrebbe essere una religione ecologica? Negli ultimi 300 anni l’umanità è stata coinvolta in una grande desacralizzazione del pianeta, dell’universo e della propria anima, e questo ha dato origine all’oltraggio ecologico. Saremo capaci di recuperare il senso del sacro? La religione del futuro non sarà una religione in senso stretto del termine, dovrà imparare a lasciare andare la religione. Il Maestro Eckhart, nel quattordicesimo secolo disse, “Prego Dio di liberarmi da Dio”. Per riscoprire la spiritualità, che è il cuore autentico di ogni religione vera e fiorente, dobbiamo liberarci dalla religione. Sembra un paradosso. La spiritualità significa usare il cuore, vivere nel mondo, dialogare con il nostro sé interiore e non semplicemente vivere a un livello organizzativo esterno”.
MATTHEW FOX – teologo statunitense

Il teologo statunitense Thomas Berry invece, prete cattolico dell’ordine dei Passionisti scomparso nel 2009, concepiva l’uomo come uno dei tasselli del processo cosmico, quindi non l’unico e nemmeno il più importante, con una missione da compiere: prendersi cura del mondo in cui vive. Questa, sosteneva Berry, è l’unica via percorribile per favorire l’avvento di una nuova epoca della storia della Terra che lui ha chiamato Era Ecozoica.

“Si avverte nettamente fra i nostri contemporanei l’urgenza di recuperare una dimensione spirituale nella nostra vita. E se non riusciremo effettivamente a recuperarla finiremo col perdere del tutto la nostra presa sulla vita. Ma nel rispondere a questa sensazione bisogna aver chiaro che un impegno nei confronti dei valori spirituali non implica assolutamente un rifiuto della vita ordinaria. Anzi è vero proprio il contrario: l’impegno nei confronti delle realtà spirituali è semplicemente un impegno nei confronti della realtà ed è la via che ci consente di apprezzare realmente il miracolo della vita, la via per arrivare a comprendere la realtà straordinaria del mistero stesso della vita, quell’intimo segreto nascosto che la rende così entusiasmante. Immettersi sul sentiero spirituale vuol dire iniziare a vedere la vita come un viaggio di scoperta. […] Gli uomini e le donne veramente spirituali sono coloro che sono così radicati in se stessi che sono capaci di essere in armonia con chiunque e con tutti. Lo scopo ultimo dell’itinerario spirituale è entrare in profonda armonia con se stessi, con il prossimo, con l’universo e con Dio”.
JOHN MAIN – monaco benedettino britannico

(dal libro La via della meditazione, Ed. La Meridiana)

In generale, però, l’invito delle religioni occidentali è sempre stato quello di comportarsi in un certo modo “quaggiù” per poter poi raggiungere un certo luogo “lassù”, ovvero il Paradiso. Nelle tradizioni indigene, invece, il Paradiso non è un concetto astratto, ma è il mondo in cui già si vive. Si tratta di una spiritualità che affonda profondamente le sue radici nella dimensione terrena, piuttosto che un tentativo di superarla attraverso la pratica spirituale. In questo senso la spiritualità non viene ridotta al semplice adempimento di qualche esercizio rituale ma diventa una costante esperienza quotidiana.

Si tratta, pertanto, di una spiritualità molto diversa da quella a cui siamo abituati le cui basi poggiano su una Visione Femminile dell’esistenza. Infatti, al di là delle diverse scuole di pensiero, la spiritualità può essere distinta in due principali forme: la Spiritualità Maschile e la Spiritualità Femminile. Non a caso si dice “Padre Cielo” e “Madre Terra”, proprio perché esistono due vie alla spiritualità:

  • La Via del Cielo, quella maschile rappresentata dal Dio
  • La Via della Terra, quella femminile rappresentata dalla Dea

Tra queste due forme di spiritualità esiste un’enorme differenza di impostazione da cui deriva, di conseguenza, un diverso modo di porsi rispetto la vita. La Spiritualità Maschile, infatti, è una spiritualità ascetica e trascendente che pone il divino nell’alto dei cieli e che, per raggiungerlo, invita al superamento di tutto ciò che è terreno. Alla ricerca di un continuo stato di purificazione – dalla materia, dal corpo, dagli istinti, dalla mente, dall’Ego – questo tipo di spiritualità si basa sull’allontanamento da tutto quello che è più legato alla dimensione umana e materiale.

La Spiritualità Femminile, invece, è concreta ed immanente, ossia dentro le cose, e pertanto pone il divino in tutto ciò che esiste nel qui ed ora. Da questo punto di vista, quindi, ogni manifestazione terrena diventa sacra e divina: i corpi che ci sostengono in ogni faccenda, le relazioni che intrecciamo, i cibi che gustiamo, la musica che ascoltiamo, i tramonti che ammiriamo, le piante che coltiviamo, l’acqua che beviamo, i progetti che facciamo ecc. Nell’ottica della Spiritualità Femminile, quindi, per trovare il divino non mi serve alzare gli occhi verso la dimora celeste di un essere supremo, ma osservare tutto ciò che mi circonda, verso un divino fatto di sacralità nel quotidiano.

“La vita è l’estrema iniziazione sul piano fisico, perciò non abbiamo più bisogno di cercare situazioni monastiche per abbracciare stili di vita spirituali. In molte altre tradizioni, quali la buddista, la cattolica, l’hindu, la sufi o le antiche greca ed egizia era necessario vivere in scuole misteriche per potersi lasciare alle spalle il mondo esteriore, il che permetteva ai praticanti di concentrarsi completamente sul proprio sentiero spirituale ed evolutivo. […] Ora, però, in tutte le tradizioni spirituali, in tutto il mondo, all’umanità viene chiesto di armonizzare il mondo dello sviluppo spirituale con la vita di tutti i giorni, in modo da creare un nuovo tipo di processo di iniziazione che ci mostri come bilanciare sia i processi interiori sia le esperienze esteriori della vita quotidiana sul pianeta Terra”.
JAMIE SAMS – scrittrice ed insegnante statunitense della tradizione Cherokee Seneca

(dal libro Danzare il sogno, Ed. Il Punto d’Incontro)

Per molto tempo, con l’affermazione del patriarcato, abbiamo vissuto in una società che ha esaltato le “caratteristiche maschili” – quelle più focalizzate sul razionale, la logica, il linguaggio, l’analisi, la pianificazione, l’organizzazione – relegando in un angolo quelle femminili. Purtroppo però, ed è ormai sotto gli occhi di tutti, ciò ha portato spesso a risultati nefasti: guerre, soprusi, violenze, cinismo, deturpazione del pianeta che ci ospita. La razionalità, spogliata dal sentimento e dall’empatia, può diventare sterile e nociva. Ecco perché è tempo che, a livello globale e in tutti i settori, ci sia un risveglio delle “caratteristiche femminili”, quelle orientate alla sensibilità, al dialogo, alla comprensione, all’intuito, alla ricettività.

Chiaramente ciò non va vissuto come attacco al Maschile che, al contrario, ha solamente bisogno di riequilibrare il suo eccesso e permettere al Femminile di riprendere il posto che gli spetta per poter finalmente operare in sinergia al fine di creare un mondo più sano e costruttivo. In particolare, all’interno di ogni essere umano, il Risveglio del Femminile implica il riemergere di un maggiore livello di accoglienza, ascolto, affettività, collaborazione, comprensione, creatività, empatia, emotività, intuizione, introspezione, non giudizio, ricettività, senso di unione, sensibilità, solidarietà, spiritualità, tolleranza.

“Ma perché nella nostra cultura vicino a Dio non c’è anche la Dea? Quando nominiamo la divinità diciamo “Dio”, “Padreterno”, “Signore”, “Lui”, “Egli”. Non diciamo “Dea”, “Madreterna”, “Signora”, “Lei”, “Ella”. Sostantivi e pronomi al maschile non sono una discriminazione grammaticale. Sarebbe irrilevante. Il problema risiede nel fatto che dietro a questa linguistica – o raffigurazione – c’è tutto un sistema di valori: maschili e non femminili. Il divino, nella nostra società, si esprime al maschile. C’è un Dio. Ma non c’è una Dea. Vicino a una divinità maschile manca quasi completamente una divinità femminile. La nostra è una società orfana spiritualmente. È come se nelle nostre famiglie ci fosse solo il padre e non la madre. È come se l’essere umano fosse rappresentato solo dall’uomo e non dalla donna. È come se la nostra essenza si manifestasse solo al maschile e non al femminile. Non c’è equilibrio, non c’è complementarità. L’essenza del maschile da sola non è completa. Così come non lo sarebbe quella del femminile. Sono necessarie entrambe”.
SIMONA OBERHAMMERnaturopata e ricercatrice italiana

Non è un caso che, da sempre, l’uomo venga definito il “ponte” tra il Cielo e la Terra, cioè colui che rappresenta il collegamento tra Spirito e Materia. Ognuno di noi è nel contempo un “essere spirituale” ed un “essere materiale” (umano), entrambe le dimensioni ci appartengono ed entrambe, quindi, vanno conosciute e vissute.

La questione quindi, sia chiaro, non riguarda scegliere da che parte stare. Entrambe le Spiritualità, sia quella Maschile che quella Femminile, sono importanti. Non ce n’è, dunque, una giusta e una sbagliata, una migliore e una peggiore. Semplicemente sono diverse e, per ottenere un vero equilibrio, vanno integrate e vissute. Infatti, grazie alla Spiritualità Maschile abbiamo la possibilità di:

  • Andare oltre la realtà ordinaria
  • Ampliare i nostri orizzonti conoscitivi
  • Elevare le nostre prospettive di crescita
  • Superare i nostri limiti e le nostre mancanze

Grazie alla Spiritualità Femminile, invece, abbiamo la possibilità di:

  • Radicarci nell’esperienza della vita terrena
  • Trasferire il sacro nel quotidiano
  • Sviluppare una profonda conoscenza di noi stessi
  • Entrare in connessione con la nostra interiorità
  • Orientarci verso un’autentica espressione del nostro potenziale

“Pur puntando in alto, la spiritualità dovrebbe sempre restare ben radicata nella quotidianità, mostrarci la dignità di ogni gesto e dirigere la nostra attenzione su ciò che di solito consideriamo banale. Il mistero della vita, infatti, può esserci svelato solo qui e ora, come insegna lo Zen. Ciò non significa che il mondo spirituale si esaurisca qui o che non esistano energie sottili e dimensioni ancora ignote. Ma prima di avventurarsi nei piani alti della propria casa, sarebbe bene esplorare e conoscere profondamente i piani che si trovano più in basso, la dimensione materiale, quella in cui si dimora da mattina a sera. La trasformazione di coscienza a cui siamo chiamati come esseri umani, d’altra parte, può avvenire solo nella realtà fisica, che rappresenta la nostra grande occasione. Solo qui, infatti, abbiamo la possibilità di verificare l’effetto delle nostre scoperte interiori”.
CARLO MAGALETTI – artista e scrittore italiano

(dal libro Volare con i piedi per terra, Ed. Spazio Interiore)

Il problema della Spiritualità Maschile è che, alimentando interiormente il concetto di divisione tra noi stessi e la realtà in cui viviamo, crea squilibrio e disarmonia. Essa, infatti, porta ad amare più il Cielo che la Terra ma questo contrasta con l’idea che esiste solo l’Unità. Non dovremmo mai dimenticarci, allora, della Legge degli Opposti secondo la quale quando si alimenta troppo dentro di sé un specifico aspetto della vita, ci si distacca inevitabilmente dal suo opposto creando così una polarità energetica. Questo significa che se ci polarizziamo eccessivamente sulla dimensione spirituale di tipo maschile che ci invita a trascendere la realtà, creiamo un grave scompenso nel suo opposto, ovvero la dimensione materiale in cui viviamo.

Ma noi oggi, più che dibatterci tra gli opposti, dovremmo puntare all’accettazione e all’integrazione di tutto ciò che fa parte di noi, anche quello che non ci piace. Quando infatti si dice che, nell’ottica della Spiritualità Femminile, tutto ciò che esiste nel momento presente è divino, si intende proprio tutto: non solo quello che mi piace e mi fa stare bene, quindi, ma anche i miei momenti di rabbia, le mie crisi, i miei momenti di confusione, le sfide che la Vita mi mette davanti. Anche la Natura, non va intesa soltanto in senso poetico ed idilliaco – i fiori che profumano, il sole che riscalda, le nuvole che decorano il cielo, gli uccellini che cinguettano – ma nella sua più profonda e multisfaccettata varietà e complessità. Spesso si usa l’appellativo di Natura Matrigna per riferirsi agli aspetti più “sinistri” del mondo naturale – animali feroci, piante velenose, terremoti, uragani ecc. – ma, anche in questo caso, si tratta di una polarizzazione che ci spinge ad apprezzare solo quello che ci fa più comodo.

“Il principio spirituale femminile si basa quindi su una concezione completamente diversa. Se il pensiero lineare maschile cerca il divino in alto, fuori dalla realtà, il pensiero circolare femminile porta a fissare lo sguardo attorno a sé, nella ricerca di percezioni, sensazioni, contatto: nella realtà. Non è lontano, in cielo, ma vicino, sulla terra: negli spazi sotterranei dentro di noi, nel suono del respiro, nel nostro corpo di carne e sangue, negli occhi degli altri, nel mondo che vediamo ogni mattina aprendo le finestre, negli animali, nelle piante, nei fuochi accesi, nelle grotte, nelle cascate cristalline e nei deserti di sabbia. Il divino femminile, mia cara amica, non è però la favola di una natura bucolica e incontaminata, di un mondo semplice e bambino, di un’età dell’oro dove tutto è buono, magico e bello. No, il divino femminile è un’esperienza del quotidiano. La Dea è l’adesso. È il qui. È il tutti i giorni. L’incontro con la Dea – e con l’essenza femminile – non accade perciò quando ci astraiamo dal mondo. Ma quando viviamo con totalità nel mondo”.
SIMONA OBERHAMMERnaturopata e ricercatrice italiana

(dal libro Olofem, femminile sconosciuto, Ed. Olosophiche)

Vivere una spiritualità “radicata”, invece, significa possedere un’autentica percezione di se stessi e del mondo circostante momento per momento, indipendentemente dal fatto che quello che sto vivendo mi piaccia oppure no. Non mi creo quindi un’immagine falsata di me stesso, della mia vita o di qualche esperienza che vorrei vivere, e sto con quello che c’è nel qui ed ora. Sto con la gioia, quindi, ma anche con il dolore, con il coraggio, ma anche con la paura. Di certo non mi farà saltare di felicità “stare” con il mio dolore o la mia paura e sentirli, ma mi renderà reale. È il rifiuto di qualcosa, infatti, a generare un conflitto che potenzia proprio quello che vorremmo vedere sparire dalla nostra vita. Esserne invece semplicemente testimoni, includendolo nella nostra esperienza, gradualmente toglie forza a quello che non ci piace o ci fa soffrire. Far finta di niente e cullarci in romantiche fantasie, al contrario, non cambia la situazione e, anzi, pone le basi per un suo duraturo stallo.

Vivere un’esistenza all’insegna della spiritualità, dunque, non consiste nel volgere la propria attenzione e le proprie pratiche solo verso l’alto, verso la dimensione celeste, ma nel distribuire equamente le nostre energie per vivere con pienezza e consapevolezza entrambe le dimensioni, sia quella umana che quella divina. Elevarsi spiritualmente, allora, non significa abbandonare e rinnegare la propria vita terrena, ma viverla con una diversa consapevolezza esprimendo al meglio noi stessi e unificando gli opposti al nostro interno.

“Percorrere la via di mezzo vuol dire prendere la nostra vita per quello che è e considerare i suoi eventi come le circostanze della nostra pratica spirituale. La via di mezzo non è la via facile; per gli occidentali attratti dagli estremi, potrebbe essere la più difficile in assoluto. La via di mezzo non è né la castità né la sessualizzazione di tutti e tutto; non si tratta né di una dieta fissa di hamburger e Coca-Cola né di un austero regime macrobiotico; non è né lo stacanovismo delle varie “dotcom” né la fuga dal sistema “perché non ne facciamo parte”. Piuttosto, è il camminare sul filo del rasoio costituito dal mantenere la consapevolezza e l’integrità in una cultura che ci invita a fuggire in una realtà fantastica, paradisiaca o infernale”.
MARIANA CAPLAN – psicologa statunitense

È sperimentando la vita dunque, non fuggendola, che possiamo prendere contatto con la Scintilla Divina custodita dentro ognuno di noi. Che senso ha essere qui e, per tutto il tempo, sognare e cercare di essere da qualche altra parte facendoci scivolare dalle mani l’opportunità evolutiva che ci viene offerta? L’invito, quindi, è prendere coscienza del fatto che la propria spiritualità si misura nella vita di tutti i giorni e non in quei brevi spazi di tempo in cui, protetti da tutti e da tutto, ci si dedica a qualche particolare pratica di consapevolezza. L’anelito spirituale va pertanto vissuto sulla propria pelle quotidianamente e coltivato mentre si portano avanti le attività e i doveri di tutti i giorni. Il Sacro non dovrebbe essere vissuto come “altro” dalla vita terrena ma, piuttosto, come parte integrante della nostra quotidianità e dello sviluppo sociale, culturale e tecnologico del pianeta.

Più che estraniarci dalla vita terrena per rincorrere un ipotetico “paradiso mentale”, quindi, dovremmo focalizzarci sull’imparare a muoverci attraverso la vita di tutti i giorni in uno stato di piena consapevolezza spirituale capace di oltrepassare ogni forma di separazione. È allora necessario ridare spessore al quotidiano evitando di concepirlo una versione sbiadita della Vita.

“La cartina tornasole per verificare l’autenticità dell’esperienza spirituale di qualcuno è notare se si è avvicinato o allontanato dalla vita quotidiana, dai piccoli e grandi problemi che ne fanno parte, dalle persone che gli stanno intorno. Una comprensione profonda della vita, che ne include quindi una comprensione spirituale, è unitaria, porta alla conclusione che un mondo perfetto esiste già, l’importante è l’istante presente, è la realtà materiale, riflesso di quella spirituale, in cui c’è tutto ciò di cui si ha bisogno per crescere, in cui ogni evento può essere visto come una prova, come un’occasione per aprirsi sempre di più ad una comprensione profonda della vita”.
MARCELLA DANON – psicologa italiana

L’Angolo dello Psicogiardinaggio

“Non puoi vivere a lungo nel mondo di Dio: non ci sono né ristoranti né toilette”. Così dice un maestro zen di cui non conosco il nome. Trovo queste semplice frase magnifica, perché in un lampo fa capire il succo del discorso fatto in questo articolo.

Ma ancora di più amo queste parole della psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross che nel libro La Morte e la Vita dopo la Morte (Ed. Mediterranee) scrive: “L’unica cosa che può provocare un cambiamento e l’inizio di una nuova era è che la terra tremi, che noi tremiamo, e certamente lo faremo. Abbiamo già cominciato. Dobbiamo imparare a non averne paura. Se solo si conserva apertura mentale, senza alcuna paura, potremo avere grande capacità d’introspezione e grandi rivelazioni. Può accadere a ciascuno di voi che siete qui. Non occorre che andiate da un guru, o in India, o che seguiate un corso di meditazione trascendentale. Non dovete far altro che imparare a mettervi in contatto con il vostro sé, il che non costa una lira”.

Il tema della spiritualità è molto delicato, tocca corde profonde ed è qualcosa di estremamente intimo. Se ne parla molto, da ogni dove spuntano “ricette spirituali”, e tanti, troppi, si ergono a maestri. Io ti invito semplicemente a fermarti un attimo e a considerare questo aspetto della tua vita:

  • Come vivo, se lo vivo, il mio anelito spirituale?
  • Cosa significa per me sacralizzare la quotidianità?
  • Quanta consapevolezza spirituale c’è nelle mie attività di ogni giorno?
  • Come la spiritualità, secondo me, si collega al rapporto con la Terra?
  • Cosa sento di voler fare, di nuovo o di diverso, nella mia pratica spirituale?

NOTA BIBLIOGRAFICA

  • Sono su un cammino spirituale? di Arcangelo Miranda (www.io-sono.org)
  • Preghiera a Gaia di Thomas Moore (Aam Terra Nuova, settembre 2008)
  • La spiritualità ecologica di Matthew Fox (www.fiorigialli.it/dossier)
  • Per una spiritualità della terra di Federico Battistutta (www.ilcambiamento.it)
  • Ritrovare la connessione con la Terra e l’Infinito di Marcella Danon (www.ecopsicologia.net)
  • Il Vuoto che Danza di H.W.L Poonia (www.fiorigialli.it/dossier)
  • Soffocare di Spiritualità di Roberto Maria Sassone (www.psicologia-integrale.it)
  • Discriminazione Spirituale Femminile di Simona Oberhammer (www.simonaoberhammer.com)
  • Il pericolo della spiritualità di Simone Focacci (http://isegretidelledonne.blogspot.it)
  • Destino e debolezze della spiritualità oggi di Mariana Caplan (www.innernet.it)
  • Leslie Gray: Shamanism & Ecopsychology (www.woodfish.org)
  • The necessity of an Ecopsychology of/as “Nature Religion” di Daniel C. Noel (www.chasclifton.com)
  • Earth and Nature based Spirituality (parte 1 e 2) di Bron Taylor (www.brontaylor.com)

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Portare il sacro nel quotidiano e nella concezione dell’ambiente grazie all’ecospiritualità ultima modifica: 2019-11-18T10:19:44+01:00 da pameladalisa